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Italian alternative rock

La scena alternative e indie rock italiana, grande contrasto in un panorama dominato dal buon pop de noartri. Molti ci provano, pochi riescono a emergere dalla massa indistinta del giro di do e del ritornello orecchiabile che anche le mamme cantano. Qualche vera poesia rock, qualche parola pronunciata a metà e trasformata in testo astratto, Verdena, Afterhours, 99 Posse e qualche sparuto imitatore di un’epoca breve ed eterna, un Teatro degli Orrori che amiamo stonato con eleganza artistica. Non siamo solo pop da esportare in spagnolo, ma il particolare risvolto italiano del rock, riflesso di una società piena di contrasti, intrisa di amarcord e spinta da valori intellettuali di sinistra. La musica rock italiana è un calderone dove si passa dai più commerciali gruppi pop rock abituati alle grandi folle alle band emergenti dei piccoli locali di provincia. Il rock italiano ha cantato tanto e ha ancora tanto da dire e da suonare.

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2022-04-12

Qualcosa di nuovo nella scena rock italiana, intervista a Marco Barusso

Oggi abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda al grande Marco Barusso, musicista e produttore tra i migliori in Italia. Una carriera internazionale, che lo ha portato a collaborare con grandi artisti come Lacuna Coil, Laura Pausini, i Pooh, Thirty Seconds to Mars e Coldplay e molti altri. Con il suo nuovo progetto The Price, un concept album a cui collaborano grandi musicisti come Enrico Ruggeri, Marco ci propone un assaggio della sua musica, un grande progetto che porta una ventata d’aria fresca sul panorama musicale italiano.

Ciao Marco! La tua carriera, il tuo curriculum, sono a dir poco impressionanti. Hai lavorato con moltissimi grandi artisti e molti si affidano alla tua professionalità e alle tue capacità. Come è iniziato il tuo amore per la musica?
È iniziato fin da piccolo. Quando ero ragazzino avevo imparato a far funzionare il giradischi di mio padre e mettevo su i suoi dischi dei Beatles, il live dei Nomadi, Bob Dylan... Poi ho scoperto il walkman e via con gli scambi di cassette con gli amici. In seguito, dall'amore per ciò che sentivo, come un ragazzino che smonta le macchinine, ho voluto imparare come si costruisce la musica, quindi ispirato da Ac/Dc e The Who ho deciso di iniziare a suonare la chitarra, da lì in poi è stata una lenta e sudata gavetta che mi ha portato a vivere molte soddisfazioni ma anche molti periodi difficili.

Quali sono le tue influenze musicali in generale?
Le influenze sono molto variegate, sono sempre stato particolarmente onnivoro dal punto di vista musicale, quindi dopo un primo amore per l'hard rock, il rock anni '70 e il punk mi sono spostato verso il blues, la musica elettronica, il dub etc... Solo negli ultimi 10 anni ho sentito la necessità di virare verso musica più dura. C'è da dire che comunque, per tantissimo tempo, come faccio tutt'ora, ho lavorato con tantissimi artisti pop italiani, quindi spesso sento la necessità di trovare ispirazione da cose diverse.

Un caro amico di Staimusic, un professionista come te nel mondo della musica con molti tour alle spalle, sta componendo un album. Come membro della band suona le percussioni, ma in realtà compone anche le altre parti e scrive i testi. Un giorno ci ha detto che non vede l’ora di trovare un bravo percussionista e lasciare che suoni, mentre lui si godrà ogni concerto della band da spettatore mentre si sorseggia un drink. Come vedi il rapporto tra comporre e suonare sul palco, eseguire i propri pezzi o ascoltarli?
In realtà è una cosa che ho preso in considerazione anch'io, il problema è che per fare una cosa simile dovrei evitare di suonare, e suonare mi piace molto di più che stare sotto al palco. Però mi è capitato con diversi artisti, di produrre e arrangiare i loro brani, suonando ovviamente moltissime parti nel loro disco, e poi vedere le mie parti riproposte dal vivo. Devo dire che è una bella soddisfazione, soprattutto quando si ha a che fare con musicisti professionisti e intelligenti che tengono a bada l'ego ed evitano le licenze poetiche, suonando le parti esattamente come sono state concepite da chi ha arrangiato e prodotto i brani.

Da dove nasce la passione per il nu metal? Come spieghi che in Italia il genere abbia sfondato poco, con gruppi famosi come i Linea 77, o internazionali come i Lacuna Coil ma anche lo stesso progetto con i Cayne.
Il Nu-Metal è un genere nato 20 anni fa abbondanti che si è poi mischiato in mille derivazioni diverse creando delle realtà davvero interessanti. In realtà sono più interessato alle derivazioni del death metal scandinavo piuttosto che dal Nu-Metal americano degli anni ’90. Con i Cayne la nostra ispirazione veniva, più che dal NU-Metal, dal Gothic rock e metal di band come i Paradise lost o The 69 Eyes, mischiata a influenze new wave tipo i Mission, i Killing Joke, i Cure etc... unita poi alla passione del cantante Giordano Adornato per l'hard rock anni '70 e il classic metal anni '80. In ogni caso l’Italia è un paese che ama e segue il rock e il metal, il problema è che nessuno è profeta in patria, c'è molta esterofilia, quindi si trovano centinaia di migliaia di persone ai concerti dei mostri sacri e 70 persone al concerto di una band italiana magari molto più preparata e originale. I Lacuna Coil lo hanno capito da subito e hanno avuto il coraggio di mollare baracca e burattini al momento giusto e sobbarcarsi tour americani ed europei di mesi, con una paga da fame. Suonavano ovunque li volessero e facevano crescere costantemente la fanbase, prima negli Stati Uniti e successivamente in tutto il mondo, lasciando in Italia a gongolare le rockstar del weekend, quelli che al fine settimana vanno in giro a comportarsi come se fossero più famosi dei Bon Jovi. Quegli stessi gruppi che criticano i Lacuna Coil ad ogni occasione, ma poi il lunedì mattina tornano al lavoro di sempre, mentre i Lacuna, che possano piacere o meno, preparano l'ennesimo tour.

L’intervista continua nella pagina dell’artista.
Tag: rock italiano, band emergenti, guppi musicali italiani, contest musicali, gruppi rock, nu metal, nuove onderock
2022-03-19

Una nuova band emergente rock italiana, gli Hazan. Li intervistiamo.

Se c’è una band da tenere d’occhio nel panorama rock italiano questi sono gli Hazan. Un gruppo che ci piace parecchio per quel suono indie che li caratterizza e quei ritornelli melodici che ti trasportano dentro la musica e i temi che propongono.

Da un ottimo Britpop a un sano rock italiano. Cosa vi ha convinti a chiudere il progetto The Capozeella e inaugurare una nuova fase artistica?
Sono cambiati i nostri ascolti, è cambiata la musica che ci stava attorno e siamo cresciuti noi come persone.I Capozeella sono stati una fase della nostra vita da 20enni, scapestrata e ritmata che resterà sempre con noi.E' stato però naturale voltare pagina con gli Hazan e proporre musica che ci rappresentasse ai giorni d'oggi, non rimanendo fermi e nostalgici.

Come vi siete sentiti ad essere premiati dal produttore degli Oasis Alan MacGee?
E' successo nel 2010 in occasione del contest Oasis night: Alan MgGee, tra più di 100 canzoni arrivate in finale, ha selezionato la nostra London Zeella.Per noi grandi fan è stata una soddisfazione immensa. Abbiamo avuto anche l'occasione di uscire a cena con lui e Bonehead, il chitarrista storico degli Oasis.

Cosa vi ha spinti a passare da testi in inglese a testi in italiano? Che impatto ha avuto sul vostro pubblico, sia reale che potenziale, questa scelta artistica?
Crediamo che in italia, la maggior parte del pubblico non sia pronto a percepire il cantato in inglese allo stesso modo di quello in italiano, per cui più che una scelta artistica è stata una esigenza.Inoltre ci sono tante sfumature che, non cantando nella nostra lingua, perderemmo rischiando di trattare le tematiche dei nostri testi in modo superficiale.

Non abbiamo potuto fare a meno di notare che alcune delle vostre foto sul sito sono state scattate al Rock’n’Roll di Rho e il video di KaiserPanorama è stato registrato lì; noi siamo di quelle parti e lo abbiamo frequentato per anni prima di sparpagliarci in altre città. Cosa rappresenta per voi quel luogo?
Il rnr di Rho è senza dubbio uno dei locali di riferimento per la scena Rock di Milano e dintorni. Per noi è un po' una seconda casa, un luogo dove ci sentiamo a nostro agio, sia artisticamente che umanamente, è stato naturale pensare a quel locale per fare alcune foto e girare del materiale video. Se amate il rock e la musica alternativa ve lo consigliamo vivamente!

Cosa è cambiato negli ultimi anni nella diffusione di generi musicali meno legati alla tradizione italiana, e per questo spesso ritenuti di nicchia nel nostro paese?
In realtà negli ultimi anni molti gruppi ed artisti considerati indie sono saliti alla ribalta affermandosi tra il grande pubblico, pensiamo a Calcutta, Motta, The Giornalisti, Lo stato sociale, Canova, ecc. Crediamo che questo sia un bene, e che sia un'ondata da cavalcare con entusiasmo, senza perdersi in sterili polemiche.

Il singolo d’uscita del vostro ultimo album Ordine e Caos, la traccia Milano è Mia, celebra la vostra città. Cosa vi ha spinto a scrivere una canzone su una città controversa sotto molti aspetti?
La canzone racconta di un momento vissuto all'alba, dopo una nottata a Milano. In quel momento specifico, Milano ha saputo mostrarsi in tutta la sua bellezza, senza il tipico caos della metropoli. Siamo sempre portati ad immaginare Milano come una città caotica, stressante e dai tempi stretti, ma in certi momenti sa stupirti con la sua bellezza, la sua ricchezza artistica e culturale...è proprio in quei momenti che pensi questa è la mia città, Milano è mia!

Quali sono le tematiche che avete deciso di trattare nel vostro nuovo lavoro?
Il nostro nuovo lavoro si intitola Ordine e caos e rappresenta per noi la perfetta sintesi del momento che stiamo vivendo, sia a livello globale che personale. Nelle tematiche trattate ritorna la continua ricerca di equilibrio in questo mondo che sembra aver perso ogni regola. Ma anche la ricerca di un equilibrio personale, in una fase di vita delicata. Abbiamo tutti circa 35 anni, ed è il classico momento in cui si passa dall'essere ragazzi spensierati a persone adulte. Non è facile e ci rendiamo conto che per trovare un equilibrio c'è bisogno di ordine, ma anche di sani momenti di caos :)

Come siete cambiati rispetto al vostro passato artistico, al di là delle scelte musicali e compositive in senso stretto?
È cambiato molto. Abbiamo un approccio molto più professionale e realistico, ma soprattutto più ampio e maturo. Le scelte musicali e compositive che avete citato sono in realtà solo una piccola parte di quello che deve fare una band nel 2019. Oggi occorre essere in grado di fare networking, trovare una strategia vincente sui social, curare l'immagine, essere preparati a gestire tutti gli aspetti gestionali che si presentato. Per riuscire ad emergere al giorno d'oggi, sono condizioni imprescindibili, tanto quanto la qualità compositiva, forse anche di più :)

Che progetti avete in cantiere?
Prima dell'estate uscirà il nuovo singolo Fossi in te una canzone che parla dell'amore che si tende a dare per scontato.L'uscita dell'album invece è prevista per settembre/ottobre, anche se in realtà siamo sempre vincolati da Universal, la nostra etichetta. Poi speriamo parta un tour di supporto all'uscita dell'album, staremo a vedere. Per il momento possiamo dirvi che il 13 Luglio suoneremo al Mengo Fest ad Arezzo, un bellissimo festival dove si esibiranno Zen Circus, Motta, Carl Brave etc e ci saranno special guest come gli Stato Sociale.
In aggiunta a fine Agosto apriremo il concerto ad un artista che ha scritto una bella pagina del rock italiano ... ma per ora non possiamo dirvi di più:)

Per ascoltare questi ragazzi entrate nella loro pagina, Hazan.
Tag: rock italiano, hazan, rock alternativo, indie, gruppo emergente
2022-02-24

I Germi del successo nel rock italiano: l’album svolta degli Afterhours

Il brano ‘My bit boy’, forse nessuno lo ha mai ascoltato da quel lontano 1987, così come ‘All the good children go to hell’, uscito l’anno seguente ed entrambi per la Toast Records. E forse ancora pochi sono quelli che assocerebbero i nomi di queste incisioni non ad una qualsiasi band della scena londinese dell’alternative rock ma agli italianissimi Afterhours. Il gruppo nasceva in quegli anni da un’idea di Manuel Agnelli, tuttora frontman e voce della band, che ai suoi esordi sceglie di cantare in lingua inglese e di omaggiare, tanto nello stile quanto nella scelta del nome, i Velvet Underground di Lou Reed: Afterhours è infatti il titolo di una delle loro canzoni.

Il 1990 è l’anno del tributo a Joy Division, del cambio di etichetta e del primo album, ancora in inglese, dal titolo ‘During Christine’s Sleep’. Iniziano a farsi notare nella scena rock italiana e non solo: con le tappe a New York e Berlino, anche il mondo inizia a pogare sulle loro note.
La prima canzone in italiano per gli Afterhours è una cover, ‘Mio fratello è figlio unico’, per il disco tributo a Rino Gaetano, seguita da ‘La canzone popolare’, nell’album ‘I disertori’ in memoria di Ivano Fossati. Tuttavia, per la svolta si dovrà aspettare il 1995, anno in cui esce l’album ‘Germi’, il primo nella lingua della madrepatria e con quel sound che ancora oggi rende unici e riconoscibili gli Afterhours: un misto di punk, post grunge, sonorità psichedeliche e noise, aperture melodiche. I testi parlano di società e sesso, con toni tanto sarcastici quanto sensuali; la musica, frutto di innovazione e sperimentazione, esula da qualsiasi categoria classica: fanno breccia nelle orecchie degli italiani, aiutati dal cambio lingua, e per loro si spiana la via del successo. Persino la grandissima Mina non resterà indifferente alla novità di questi artisti dell’alternative rock italiano: nel suo album ‘Leggera’, del 1997, compare la canzone ‘Tre volte dentro te’, una reinterpretazione di ‘Dentro Marylin’, traccia numero quattro di ‘Germi’.

Oggi gli Afterhours sono una pietra miliare della scena musicale italiana e, insieme ai Marlene Kuntz, predominano il panorama indie rock nazionale. Il debutto nel 2016 di ‘Folfiri o Folfox’, accompagnato da un tour nella penisola, avviene con un piazzamento in vetta ai venduti in Italia, al primo posto della classifica stilata dalla FIMI. Dal Germi al 2016 la band non ha mai sbagliato un colpo, mantenendo inalterata la loro identità nonostante le incursioni nei più svariati generi musicali. Possiamo a ragione dire di aspettarci ancora grandi cose.
Tag: rock italiano, alternative, afterhours, agnelli
2021-11-25

THE OLD SKULL – Rap, Metal e Attitudine Vecchia Scuola

Mentre preparavo la nuova puntata di Subterranea mi sono imbattuto nel primo lavoro degli Old Skull, e la sensazione è stata subito quella di un vero e proprio pugno in faccia dato da un caro amico. I ragazzi romani riescono con efficacia, originalità e grande qualità a mettere insieme due anime, quella metal e quella rap, profondamente vicine per contenuti ma che nel nostro paese non hanno mai trovato uno spazio comune da colonizzare. La curiosità per questo progetto mi ha convinto, oltre ad inserire un estratto del loro Fantasmi, Ruggine e Rumore in puntata, a contattarli per una bella chiacchierata.
Il consiglio è sempre quello di stappatevi una bella birra gelata per immergetevi in questa interessantissima lettura.

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di StaiMusic e grazie per aver accettato la nostra intervista. Partirei chiedendovi di raccontarci un po’ di voi. Come nasce e che idea c’è dietro al progetto Old Skull?

Ciao ragazzi, grazie a voi per averci dedicato questo spazio!
Gli Old Skull nascono a Roma nell’Aprile del 2016.Il progetto è nato da un semplice bisogno (prima personale, poi subito condiviso dagli altri) che andava soddisfatto, ovvero: ritrovare un senso.
Ritrovare un senso come musicisti, in un panorama musicale che senza neanche accorgersene ci era diventato totalmente sconosciuto… e ostile aggiungerei!
Il fatto è che se da un lato c’era la Trap, dall’altro l’Indie stava muovendo passi sempre più grandi…
E come fai se la musica che NON ti piace è quella che effettivamente sta vivendo il suo momento evolutivo nel presente? Come puoi sopperire a questa dilagante mancanza di cazzimma? Dov’è la nostra gente?
Guardi indietro… volgi lo sguardo al passato:
ai concerti sudati, al pogo, al collo che ti fa male per quanto hai scapocciato, all’incrocio di uno sguardo con uno sconosciuto aspettando insieme il breakdown del vostro pezzo preferito, al fischio delle orecchie usciti dalla sala prove, ai feedback delle chitarre, potrei andare avanti una vita intera…
Capisci insomma che il trend attuale non fa per te, manca totalmente di verità.E poi niente, come nel migliore dei film, dalla rabbia e la frustrazione ti viene un’idea che all’inizio sembra una cazzata… la condividi con altri artisti (quelli giusti, quelli veri, quelli che stimi…) e con loro costruisci un fortino anti merda nel quale possono trovare riparo tutti quelli che non vogliono fare telefonate con le scarpe o sentire canzoni fatte di nomi, cose e città (e a volte medicine).Le cose sono andate più o meno così :)

Nonostante il Rap Metal sia un genere che ha ormai più di vent’anni, in Italia non è mai stata affrontata fino in fondo. Quali sono secondo voi i motivi per cui questo genere non ha mai preso piede nel nostro paese?

Non l’ho mai capito… davvero… io ci sono sempre stato in fissa e ora mi fai anche pensare al perché io non abbia fatto parte di una band come gli Old Skull 18 anni fa :D
Forse era una cosa che riguardava solo gli Americani all’epoca: tutti i canali televisivi erano pieni di questa ondata Crossover / Nu Metal che imperversava da oltreoceano.
Mettersi a fare qualcosa che in quel momento stava nascendo e vivendo li era una bella scommessa (già il metal e l’hip hop avevano una storia più radicata nel nostro paese).I primi nel mainstream a provarci furono gli Extrema e lo Spaghetti Funk con Vai Bello (che ascolto tutt’ora, mi fomentò un botto ai tempi… non era scontato sentire quelle chitarre su un pezzo italiano passato a MTV).
Le evoluzioni artistiche che stavamo vivendo in Italia erano altre (e di gran livello): Bluvertigo, Afterhours, Subsonica, CSI, ecc… forse le orecchie erano semplicemente tutte sintonizzate su quei canali.

Quali affinità ci sono tra l’underground Metal e quello Hip Hop? Come è stata accolta l’ibridazione dei due generi da parte di questi due mondi?

L’ Hip Hop e il Metal hanno da sempre un’attitudine molto simile… è musica incazzata, che ti dice di reagire, di non farti fregare, di ragionare con la tua testa, di vivere a pieno la tua vita.Per come la vedo io, era solo questione di tempo prima che si incontrassero (e si completassero).

Continua la lettura dell’intervista nella pagina della band, The Old Skull.
Tag: musica rock alternativa italiana, scena alternativa, rap metal, the old skull, intervista
2021-10-17

Nuovi volti del rock italiano, intervista ai Kismet

I Kismet sono un gruppo di rock italiano, anche se canta in inglese, che cerca di farsi strada. Ci sono piaciuti ed è per questo che abbiamo deciso di fargli due domande, per avere più informazioni.

Il vostro ultimo album Fathers è diverso dai vostri precedenti lavori, cosa è cambiato nel vostro percorso artistico e personale?
Sono cambiate molte cose...Sicuramente il tema che lega queste canzoni ha influito in qualche modo su questo cambio sonoro anche se dobbiamo ammettere che la scelta di sonorità più elettro acustiche è stata anche piuttosto naturale.

Quali sono i temi che avete deciso di trattare nel vostro album Fathers?
Il tema è legato alla figura paterna.Ci sono due padri che abbiamo voluto tributare, ringraziare e per i quali abbiamo deciso di scrivere queste canzoni e portare a termine questo lavoro.Lo abbiamo sviluppato seguendo il concetto: “Noi siamo ciò che impariamo dai nostri padri” e anche le 2 cover presenti nel disco seguono questo indirizzo...Abbiamo avuto la fortuna di avere padri straordinari.

Come è nato il progetto Kismet?
Tanti anni fa, un po' per gioco all'inizio, ma poi è diventata una passione e una ragione di vita.

Siete tra le poche band italiane che riscuote successo all’estero cantando in inglese, ma anche in Italia sui diversi palchi che avete calcato. Come avete deciso di portare avanti questa direzione artistica?
Quando abbiamo iniziamo, molti anni fa, abbiamo deciso sin da subito di cantare in inglese...Nella nostra storia ci sono state diverse proposte da parte di qualche produttore, discografico che ci ha proposto di cambiare direzione anche per quanto riguarda la lingua...Per noi sarebbe stato come fare un progetto nuovo e diverso e abbiamo deciso di mantenere la direzione della lingua inglese.Credo che questo ci abbia permesso di interfacciarci negli anni con artisti internazionali e addetti al settore di un mondo musicale che sentivamo sicuramente più nostro.

Avete suonato su molti palchi, come vivete il rapporto con il vostro pubblico?
E' la nostra linfa.Quando suoni dal vivo hai bisogno di sentire il pubblico vicino, connesso con te e le tue canzoni.Nel momento in cui questa connessione avviene, il concerto diventa magico.

Cosa vi ha regalato condividere il palco con altri artisti durante i vostri tour?
Ti regala molto..Esperienze che porti dentro, amici che conosci, sacrifici, risate, bei concerti, ti sembra un po' di lasciare un pezzo di te a chi incontri e prendere qualcosa dalle persone che in qualche modo ti hanno segnato.

La vostra cover di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin sembra unire le vostre influenze e il vostro stile. Come combinate entrambi per creare le vostre canzoni?
Penso che ormai ci venga naturale...Una band composta da 5 teste come noi porta dentro la propria storia e il proprio suono, ma poi quando ti chiudi in una stanza a jammare o su di un palco a suonare l'identità personale deve in qualche modo confluire nel sound di band...E' una ricerca difficile, lunga a volte quasi impossibile da raggiungere, ma penso che noi siamo riusciti a restituire ai Kismet un proprio suono e una propria identità di band

I titoli dei pezzi di Fathers, e in modi diversi Shades of Clarity e Trudging Down Your Soul, suggeriscono un percorso sonoro e tematico, come li avete scelti e determinati?
Abbiamo sempre cercato durante i lavori di preproduzione dei nostri lavori, di trovare un filo conduttore un percorso sonoro che potesse dare un'identità all'album, costruendo liriche e parole che potessero identificare questa sorta di di viaggio...Credo che questo tipo di approccio ti permetta di lavorare alle canzoni ancora con più cura e meno superficialità anche se ci sono sicuramente all'interno dei dischi che canzoni che nascono molto istintivamente e il lavoro di raccordo comunque è stato sempre abbastanza naturale e semplice.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Suonare e cercare di fare arrivare questo disco e queste canzoni a più persone possibili.

Per ascoltare i Kismet, andate alla loro pagina!
Tag: rock italiano, inglese, led zeppelin, musica emergente
2021-07-06

Il rock italiano, intervista ai Quaalude

Intervistiamo il gruppo Quaalude, una piacevole sorpresa musicale di rock italiano, diciamo alternativo, visto le coinvolgenti e belle melodie caratteristico del loro suono. I testi sono in inglese, una scelta azzardata nel mercato italiano, vedremo in futuro se avranno fatto bene. Dal nostro punto di vista, si, perché i loro pezzi come per esempio You Lift Me Up possono essere venduti tranquillamente nel mercato internazionale.

1. CIAO RAGAZZI, BENVENUTI SU STAIMUSIC. “THE FIRST TIME (FOR A THOUSAND TIMES)” E’ IL VOSTRO NUOVO SINGOLO. COSA VOLETE TRASMETTERE CON QUESTO BRANO?
Il brano "The First Time (for a thousand times)" vuole descrivere un viaggio personale e introspettivo che parte dalla sofferenza per un amore profondo e complesso e che arriva fino alla rinascita e alla riscoperta di sé. Anche se la melodia richiama le classiche ballate d'amore, nel suo contenuto la canzone vuole superare l'atmosfera sognante, creata dall'andamento sereno e dai suoni gentili e delicati della parte strumentale, e sviscerare le contraddizioni che si vivono in una storia d'amore. Questa è la potenza del genere a cui ci ispiriamo nella creazione di nuove canzoni, il brit rock/pop, il quale unisce melodie semplici ma intense a testi polivalenti e aperti nella loro interpretazione.

2. RACCONTATECI COME NASCONO LE VOSTRE CANZONI: QUAL È IL PROCESSO CON CUI LE PRODUCETE?
Diciamo che non abbiamo un vero e proprio modus operandi. In linea di massima qualcuno ha l’idea per l‘armonia e la melodia della canzone e Noemi, la nostra cantante, inizia a lavorare sul testo. Una volta preparata una demo nel piccolo studio in casa di Federico, il chitarrista, ognuno inizia a dare il suo contributo personale al brano, quindi in sala prove iniziamo a sistemare la struttura ed il suono della canzone. Il passo finale è quello di andare nello studio di registrazione del nostro produttore artistico, Roberto Salsotto, e lavorare sul dettaglio della canzone per arrivare poi alla sua registrazione finale del brano.

3. ABBIAMO VISTO CHE E’ UN VIDEOCLIP DEDICATO ALLA NATURA: COME E’ NATA QUEST’IDEA E COME E’ STATO GIRARLO?
Questo video riflette il significato della canzone, un viaggio introspettivo che parte dalla sofferenza per un amore profondo e complesso fino ad arrivare alla rinascita e alla riscoperta di sé, rappresentata dall’acqua e dalla natura incontaminata. Nel video di “The First Time” una ragazza sui 25 anni si trova in casa sua, il piumone è tutto arruffato e lei dorme con una maglia bianca lunga. La luce filtra nella stanza e sveglia la ragazza che, per prima cosa, allunga il braccio per prendere il cellulare. Nessuna chiamata, nessun messaggio, trova solo il silenzio. Butta il telefono sul letto e via, da questo momento intraprende un viaggio attraverso la città nel quale vengono esplorate tutte le sue emozioni. Dopo una doccia catartica comincia l'abbandono di quel luogo, un viaggio denso di attese e di appunti scritti, di passi, di sguardi, di mani chiuse e strette in tasca, che dalle strade cittadine si snoda attraverso prati, boschi, laghi. Arrivata ad una cascata si spoglia e inizia a immergersi nelle acque della cascata, lasciandosi alle spalle il suo dolore. E il viaggio si conclude appunto come era iniziato, nell'acqua, dove la ragazza si immerge abbandonando ogni traccia del passato, lasciando su una roccia i propri appunti per chiunque e per sempre. Tutto il videoclip è stato girato a fine Settembre 2018 tra Milano, Varese il Lago di Ghirla e le Cascate di Ferrera. La regia del videoclip è stata affidata a Fabio Giagnoni e l’attrice protagonista è Federica D’Angelo. Procucer del videoclip è statp Carlo Crepanzano e Hair & Styling Irene Zucchiati.

4. STATE AFFRONTANDO DA SOLI IL VOSTRO PERCORSO MUSICALE O AVETE QUALCUNO CHE VI SEGURE?
Tutto quello che facciamo è autoprodotto, dalla registrazione delle canzoni alla realizzazione dei videoclip. Come molte band emergenti anche noi ci troviamo nella situazione di dover autofinanziare il nostro progetto ma a darci una grossissima mano ci sono i ragazzi del nostro ufficio stampa 0371 Music Press, il nostro produttore artistico Roberto Salsotto e tutte le persone che da tempo ci seguono e continuano a credere al nostro progetto.

5. PENSATE CHE IL VOSTRO PROGETTO SIA CRESCIUTO RISPETTO A QUANDO AVETE COMINCIATO? SE SÌ’, COME?
Crediamo di sì. Agli inizi, come per la stragrande parte delle band di ragazzi, suonavamo cover. Solo dopo un paio di anni abbiamo iniziato a produrre musica propria. Anche per quanto riguarda la qualità del sound e delle registrazioni negli ultimi anni il processo di crescita è stato costante. Tra il nostro primo EP “My Place on Earth” fino all’ultimo singolo “The Fist Time (For a Thousand Times)” il processo di crescita è palese. Abbaiamo infatti investito sempre più tempo e sforzi per migliorarci dal punto di vista compositivo e cercare di ampliare e modernizzare il nostro sound.

6. AL CONTRARIO, SOTTO QUALI ASPETTI PENSATE DI DOVER ANCORA MIGLIORARE?
Nella musica non si smette mai di imparare, soprattutto per una band emergente e giovane come la nostra, il lavoro da fare è ancora molto. Sotto l’aspetto musicale dobbiamo continuare a crescere e comporre per arrivare ad avere un proprio sound caratteristico. Crediamo infatti sia molto importante per una band riconoscersi in un proprio sound caratteristico. Un altro aspetto sotto al quale miglioreremo è quello della comunicazione. Solo di recente stiamo iniziando a capire la reale importanza di questi mezzi nella vita e nell’evoluzione di una band. Anche grazie ai nostri amici di 0371 Music Press non perderemo occasione per continuare a crescere e farci conoscere da un pubblico sempre più ampio.

7. DOPO QUESTO SINGOLO, QUALI PROGETTI AVETE PER IL FUTURO?
Ci siamo subito rimessi al lavoro per registrare nuovi brani ed abbiamo già del nuovo materiale pronto. Speriamo di arrivare nel periodo estivo con il nuovo EP ultimato ed è in progetto fare il videoclip di un nuovo singolo. In contemporanea stiamo cercando di trovare più live possibile, anche fuori da Milano, per poter espandere la nostra fan- base e fare più esperienze possibili.

8. PER CONCLUDERE, SE POTESTE DARE UN CONSIGLIO A DEI RAGAZZI PIU’ GIOVANI CHE SI APPROCCIANO AL MONDO DELLA MUSICA, QUALE SAREBBE?
Il consiglio che vogliamo dare ai ragazzi più giovani è quello di fare musica proprio e non aver paura a proporla a più gente possibile. Non tenete la vostra passione chiusa in cantina, proponetela al Mondo senza paura dei commenti negativi, anche quelli fanno parte del gioco.

Entrate nella pagina della band Quaalude.
Tag: quaaude, rock alternativo italiano, musica emergente, cambialamusica

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