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Italian classic

La vera e classica musica italiana, Da Sanremo con amore, la tradizione della musica classica italiana nella sua ricerca della bellezza e dello stile nelle melodie, nelle parole e negli accordi. Una tradizione di che dagli anni Cinquanta, in piena ricostruzione dal secondo Dopoguerra, porta le arie sottili dell’amore che sboccia nella promessa della primavera. La città dei fiori incorona l’artista che incanta un pubblico mai così unito dal palco dell’Ariston, passaggio di grandi cantanti italiani, giovani promesse e illustri ospiti stranieri, scalinata trionfale per le meravigliose donne italiane. Il festival della musica italiana apre le danze alle stagioni in spiaggia con gli amici e una chitarra, un repertorio di canzoni tutte da cantare, mentre tanti emigrati la portano in giro per il mondo facendola diventare il genere italian classic.

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2019-02-12

Nuove esperienza di musica italiana, intervista a Hjarta

Oggi incontriamo Hjarta, un musicista che con il suo pezzo d’esordio ci ha impressionato positivamente. Lo potete ascoltare nella sua pagina o nella nostra playlist di band emergenti italiane.

Ci racconti un po’ come nasce la tua esperienza artistica?
Fin da piccolo avevo bisogno di esprimere; di tirare fuori. Lo facevo con la voce e il microfono giocattolo sulle canzoni di Battisti che si ascoltavano in macchina con i miei, ma anche attraverso i disegni, i travestimenti, i teatrini, la scrittura. Più tardi ho cercato di formalizzare questo impulso espressivo attraverso lo studio del pianoforte, il coro parrocchiale, le esperienze offerte dai centri estivi e dagli scout, alcuni concorsi di scrittura. Il canto però è sempre stata una passione segreta. Più crescevo e più diventava pericoloso perché tirava fuori troppo, e durante l'adolescenza quel troppo era scomodo, per me e per gli altri. Al liceo ho fatto parte di una band dalle velleità metal; all'università ho avviato alcuni altri progetti musicali, uno elettronico e uno acustico. Ma ho sempre tenuto la musica in secondo piano, quasi che affermare di volerne fare un mestiere fosse una bestemmia. A 26 anni ho iniziato a prendere lezioni di canto e, 4 anni dopo, ancora non ci capisco nulla. In tutti questi anni, comunque, non ho mai smesso di scrivere testi, per lo più in versi. Scrivo a intermittenza, ma scrivo da sempre. Le parole mi hanno sempre salvato.

Ti presenti con un nome molto particolare, ci spieghi da dove proviene e come lo hai scelto?
Hjarta significa "cuore" in islandese. La mia passione per l'Islanda nasce durante l'adolescenza. Nel mio cuore alberga da sempre un fascino per il Nord, il freddo, il buio, la natura aspra e selvaggia. I Sigur Rós, Björk, Pétur Ben, i Múm, i Samaris e Ásgeir Trausti hanno fatto il resto. Il mio interesse per la parola e, più in generale, per le lingue del mondo mi ha portato a esplorare (seppur superficialmente) anche la lingua islandese che, tra le lingue scandinave, è la più complessa. Di "hjarta" mi piace tutto: il suono (quell'acca che suona come una kappa aspirata); l'aspetto (l'elegante verticalità della j); il fatto che contenga la parola "art"; il fatto che, essendo parola islandese, racchiuda questa idea di Nord (che non è solo un luogo geografico ma una somma di sensazioni); e, infine, mi piace il suo significato: tutto ciò che scrivo parte da dentro il petto, anche se a volte è difficile sentire.

Il tuo singolo Le Ambulanze è il primo singolo del tuo prossimo album e sintesi di un tuo modo di vedere la realtà. Cosa suonano per te le ambulanze?
Le Ambulanze è una specie di sinestesia che raccoglie la sensazione di stare disteso su un letto, al buio, fissando il soffitto, mentre una sirena entra ed esce dal rumore della città e la luce blu lampeggiante entra ed esce dal campo visivo, ed è come la notte del mondo che sanguina.

Come è nato il testo di Ambulanze?
Come quasi tutti i miei testi, Le Ambulanze è nato in uno stato di ascolto del presente. Quella sera sentivo una sirena fuori dalla finestra (o forse la sentivo dentro, in una specie di stato di emergenza), e un'immagine ne richiamava un'altra, e poi un'altra, e i pensieri degli ultimi giorni e mesi affioravano l'uno dopo l'altro per essere inseriti in quel disegno. Altre volte per scrivere uso Facebook: scorro la mia bacheca e annoto i miei status che, spesso, non sono altro che pensieri, post-it virtuali. Spesso si richiamano l'un l'altro ed è possibile metterli insieme e crearci qualcosa.

Tra le stories e il Truman Show che citi nel testo, e mettiamoci anche le gabbie degli uccelli, cosa ne pensi del nostro costante essere in mostra?
Salire sul palco è un po' un mettersi in mostra. Ma dev'essere frutto di un'urgenza. Temo che l'ostentazione social abbia banalizzato il concetto di performance. Tutto è diventato spettacolo. Le nostre vite sono film, le stories sono trailer. La forma annulla la sostanza. Un po' mi fa paura perché temo che chi ha qualcosa da dire non venga udito.

Come vivi il tuo rapporto con Bologna? E con Truce Baldazzi ?
Bologna è un agglomerato bellissimo di case gialle, rosse, rosa e arancioni, un porto senza mare, un polo energetico. Da buongustaio, poi, mi sento nel Paese delle Meraviglie. Con Truce Baldazzi condivido Rastignano, dove ho vissuto per due mesi prima di trasferirmi a Bologna; lui ci scrisse Vendetta Vera, io ci ho scritto un altro pezzo che a breve pubblicherò. Sto pensando di contattarlo per averlo nel videoclip - sarebbe un bell'omaggio al suo paese!

Hai pubblicato una cover di Gala, Let a Boy Cry, cosa rappresenta per te questa canzone?
Il testo di quel pezzo è incredibilmente vicino al mio sentire e rappresenta quel senso impagabile di autovalidazione, quando scopri chi sei e che non sei più disposto a vivere la tua vita nelle scarpe di qualcun altro.

Come è stata la tua esperienza con Spritz For Five?
Con gli Spritz ho avuto l'opportunità di provare a fare il cantate di professione. Non è stato per niente facile ma, allo stesso tempo, mi ha consentito di avvicinare contesti e personaggi altrimenti irraggiungibili. Di tutta l'esperienza porto nel cuore l'incontro con Morgan (il nostro giudice a XFactor), con la sua cultura, la sua genialità, la sua autenticità e la passione contagiosa.

Ultimamente si sentono molti testi sciatti, con un linguaggio discutibile e messaggi davvero poveri. Come rispondi artisticamente a questo genere di prodotti?
Forse ogni prodotto è figlio del proprio tempo? A me piace mescolare. Anche le cose più sciatte, se reinterpretate, possono brillare. È un po' la storia del letame e dei fiori. Quindi scrivo un po' come viene, con le parole che mi piacciono e, a volte, anche con quelle che non mi piacciono perché in fondo spero di rivalutarle sotto un'altra luce. Quanto al messaggio, ognuno ha il suo ed è insindacabile. Quando scrivo, però, raramente penso a priori al messaggio. Più spesso il messaggio si nasconde in un cumulo di parole. Un po' come quei quadri impressionisti che rivelano le loro figure solo se visti da lontano.

A quando la pubblicazione del tuo album?
Eh. Sto cedendo alla tentazione di pubblicare un singolo dopo l'altro. Il prossimo singolo si chiama Ipertesto e uscirà entro fine febbraio.

Quali sono i tuoi progetti in cantiere?
Pubblicherò una serie di pezzi, prodotti da Rich Machines; vorrei farne dei video, diretti da Martin Basile. E poi vorrei iniziare a suonarli, magari qui a Bologna. 
Tag: musica italiana, nuovi volti, newbands, bologna
2019-01-15

Coez - É sempre bello. Le illusioni della fenice: canzoni che ispirano parole

Un palloncino colorato, l'amicizia, la farfalla, il venerdì, la musica, la sabbia, il tramonto, un fiore che nasce sulla roccia, il rumore delle onde, la luna, il gioco, gli sguardi, il colore verde, i super poteri, i tuoi difetti, l'universo, la musica, notte stellata, le parole non dette, la sirenetta, le gite, la carbonara, 25.000 passi, cantare, il dragone, le stelle, una stanza con dentro te, Saturno, le sorprese inaspettate. il deserto, il traffico di agosto, le foto da piccoli, i cartoni animati, il 20, le lasagne, Roma, le cose che funzionano, l'arte, l'ultimo parcheggio, la neve, la tigre, il mare, il Figo della scuola, il cielo senza nuvole, il Milan, le pagine, la geometria, la palla, il giallo, ridere, il silenzio, la notte, i sogni, i raggi, le fossette, la musica, la pioggia, la giraffa, i Pink Floyd, le attese, l'aulin, il destino, il volume, le partite a calcetto, chi c'è sempre, le rime, dicembre, il nero, perdersi, le lettere, la musica, la follia, il cane, mio papà, la diversità, i puntini di sospensione, le connessioni, la tua canzone, Serendipity, gli occhi, tu che mi chiami, le scarpe col tacco, Batman, una tazza scheggiata, i papaveri, il caffè, il puzzle, una casa sulla scogliera, il bosco, il delta, viaggiare, il tuo modo, la gentilezza, pane e salame, la chiave, fare gli stupidi, le parole nuove, Kant, la chimica, la musica, l'energia dei concerti, il lento violento, le ballate rock, le frasi a effetto, la chitarra, l'assolo, quando staimale, Jackson, il posto segreto, la passione, Dexter, l'odore di pioggia, tontolone, 3 e mezza alla mezza, Fenix, il parchello, gli elenchi, la musica. E ciò che di bello c'è.

Parole liberamente ispirata dalla musica italiana e da un ascolto approfondito della canzone È sempre bello di Coez.
Tag: musica italiana, coez, poesia, sanremo, canzoni del momento italiane, italia
2018-11-10

NON DATE RETTA AI CANTAUTORI: DIAMO PESO ALLE CANZONI. INTERVISTA ESCLUSIVA A MIRKOEILCANE.

25 ottobre, che grande occasione / il locale qui dietro fa live Mirkoeilcane….

Seguo Mirko dallo scorso Festival di Sanremo.
La sezione Nuove Proposte è quella che, in genere, ascolto con più attenzione perché sono quegli artisti che, in qualche modo, sono ancora lì a metà strada tra la musica emergente e quella emersa. Si presenta sul palco questo ragazzo che potrebbe essere tranquillamente mio fratello maggiore e con molta tranquillità inizia ad interpretare Stiamo Tutti Bene, raccontando la nuda e cruda verità di un tema delicato come quello dell’immigrazione nel Mediterraneo.
Nonostante la cronaca ed i social mi diano l’impressione di sapere tutto a riguardo, rimango spiazzato perché Mirko lo presenta da un punto di vista inedito: gli occhi di un bambino. Un cantautore, nuova scuola, si presenta sul palco di Sanremo interpretando un brano, raccontandolo, laddove tutti puntano al vocalizzo per strappare l’applauso pop, con un testo tanto schietto quanto disarmante… insomma: è stato amore musicale a prima vista e, ascoltando i suoi dischi, mi sono reso conto che quel brano è solo la ciliegina sulla torta del repertorio.

Era da un po’ che volevo vederlo live e all’ora di pranzo del 25 ottobre mi scrive Paolo di Staimusic dicendomi che potevo andare ad intervistarlo. Panico. Nella mia non lunghissima carriera da cantautore e pseudo-vlogger musicale mi è sempre capitato di dover rispondere alle domande. Stavolta tocca farle e tocca farle da fan dell’artista.
Mi armo di GoPro, chiudo gli ultimi comunicati di 0371 Music Press, corro in macchina e raggiungo il Mare Culturale Urbano di Milano. Arrivo prima del soundcheck e vengo accolto da Erica (che ringrazio) dello staff e cerco di mascherare l’ansia da prestazione.

Arrivato Mirko, dopo i convenevoli del caso, cerco di mettere le mani avanti con un guarda, capiti male: è la mia prima intervista… e sorridendo mi risponde in romano nun te preoccupa’: pure a’ mia. Ci facciamo una risata e da lì in poi è fatta.

Il mio obiettivo era quello di unire l’intervista alla mission del mio Vlog Del Musicista Sfigato: cercare di far capire ai non musicisti cosa vuol dire essere un artista emergente e cercare di dialogare con i miei colleghi riguardo a problemi, spunti, esperienze e possibili consigli per vivere meglio in questo oceano della musica.
Giudicherete voi se ci sono riuscito o meno.

Nella prima parte sono partito dalla domanda della redazione di Staimusic riguardo il pensiero di Mirkoeilcane sulla cultura italiana che cerca di sopravvivere a quest’era social in cui tutto sanno tutto di tutti (o pensano di saperlo) per poi addentrarmi dentro alla cosa che secondo me interessa di più a un giovane musicista: la scrittura, il messaggio ed il pensiero dell’autore espresso nelle sue canzoni.
Nella seconda, aiutato anche dalle domande dei pocodemoscopici del fanclub, ho cercato di portare l’attenzione proprio su quello che un artista che sta arrivando al grande pubblico, calcando palchi importanti come Sanremo e Primo Maggio di Roma, può cercare di trasmettere a chi sta lottando per emergere nella musica.

Primo video
Secondo video

continua articolo nella pagina dell'artista Mirkoeilcane.
Tag: musica italiana, mirkoeilcane, poesia, musicadautore, cantautore, concerto, live, intervista
2018-09-22

L'eccentricitá per rinnovare la musica italiana, GIO EVAN

Incuriositi da questo artista e dalle sue canzoni, scriviamo una mail a Gio Evan con una serie di domande per conoscerlo meglio e capire il suo progetto che vuole entrare e ribaltare il concetto classico di musica italiana, o quantomeno innovarlo.

segue testo della mail
Approfittiamo della possibilità di poter parlare a un artista poliedrico come te, che passa dalla parola scritta alla parola cantata con molta scioltezza per spingerci a risolvere nostre curiosità piuttosto che farti domande generali e senza senso.
1.Nel tuo percorso artistico ti sei diviso tra carta stampata e musica. In che modo questi due mezzi si completano e ti aiutano ad esprimere e trasmettere le tue parole?
2.Nelle tue canzoni è più importante che l’ascolto si fissi unicamente sulle parole o che la musica aiuti a capire il senso dei testi?
3.Per te è importante il percorso fatto per arrivare ad un punto o il punto finale?
4.Che viaggio ti ha inciso di più nella tua conoscenza musicale? Lo raccomanderesti ai nostri ascoltatori?....ecc….ecc

La risposta via mail ci è arrivata come un lampo in una giornata estiva.
La pubblichiamo così come ci è arrivata senza se senza ma, in quanto crediamo rappresenti in pieno la piena essenza dell’artista GIO EVAN e del messaggio che vuole dare, a suo modo, al mondo.

SEMPLICE, BANALE
spesso confondiamo il semplice con il banale, con il facile. Ad esempio: chiedere come stai? È facile no? Che ci vuol dire come stai, ma chiedere come stai in un bar alle 3 di notte a un uomo con in mano un cuore umano e la bocca sporca di sangue è facile? Eppure dobbiamo fare quello che abbiamo fatto prima: limitarci a chiedere come stai. La semplicità è il risultato dell'evoluzione interiore. È il segnalibro che ti indica come sei messo in quanto a vita. NON è SCEGLIERE LA COSA PIU FACILE. Perché se ti alleni 20 anni a far le capriole all'indietro con un surf, diventerà semplice a un certo punto....e se non parli da 30 anni con tuo padre diventerà complicatissimo chiedergli un semplice come stai?.
-il concetto di semplice oggi è tra i più confusi.
Oggi il complicato è diventato sinonimo di bello, attraente. Le persone si danno un tono, ci sono ragazze che si definiscono complicate credendo di fare colpo. AH io metto sempre due bustine di zucchero nel caffè, sono complicata. NO, non sei complicata è che ti piace il caffè molto dolce, non sei complicata sei iperglicemica.
Ah, io ascolta da Emma Marrone a Sfera Ebbasta, sono bipolare. No, non si bipolare ascolti solo musica di merda, non è gravissimo.
È come se il degrado etico, spirituale, fosse incantevole, no? Stiamo facendo del decadimento una moda da seguire. Indossare ….
DRAGO, tutti si sono interessati al Drago, ma tutti alla fine hanno scelto la casa senza Drago. Ma perché si sono interessati al drago, quando la semplicità era a portata d'occhio?
Perché il complicato non è il contrario del semplice, ma è il percorso obbligatorio per arrivare al semplice. Il complicato è la strada la semplicità è la destinazione.
LA SEMPLICITà è IL COMPLICATO RISOLTO.
SEMPLICE, viene dal' Evanario è ha la stessa radice di complice e empatia.IL SEMPLICE è LA COMPLICITà DELL'EMPATIA. E non vuol dire banale, non vuol dire facile:vuol dire ASCOLTARE

la carta segue nella pagina dell’artista
Tag: nuova musica italiana, poesia, classica italiana, new pop, eccentrico vs classico
2018-07-11

Il futuro nelle immagini pure di Stelle e Popcorn, il nuovo album di Sergio Noya, la nuova musica italiana

Ciao Sergio! È un grande piacere per la redazione di Staimusic poterti fare alcune domande sul tuo ultimo lavoro, Stelle e Popcorn! Un lavoro che secondo noi si inserisce molto bene nel contesto della nuova musica italiana, non solo attenta all’aspetto commerciale, ma proiettato verso una valutazione attenta della qualità sonora offerta.

Com’è stata la tua presa di coscienza nel passaggio da ragazzo ad adulto?
Ricordo con precisione il giorno: era venerdì 3 marzo 2017 (le mail aiutano la memoria), quando Giampaolo Rosselli mi chiese se avevo qualche canzone da fargli ascoltare. Mi chiusi in casa un paio di giorni per poi inviargli 37 brani. Fu fantastico, liberatorio, necessario. Misi insieme numerosi “pizzini” sparsi tra pantaloni e cassetti, alcuni sopravvissuti addirittura alla centrifuga della lavatrice. Evidentemente l’album era già scritto ma io non me ne ero reso conto fino a quel momento (grazie Giampaolo!).

Come facciamo a non perdere il fanciullo che c’è in noi?
I grandi di quando ero piccolo sembravano davvero grandi. E’ stato solo nel momento in cui ho capito che il passaggio da ragazzo ad adulto non cambia la sostanza delle cose, ma si limita a migliorarne la forma, che ho percepito la portata del cambiamento. La consapevolezza di essere adulto, a differenza della paura di doverlo diventare, esalta il fanciullo che è in noi.

La paternità ha cambiato il tuo modo di concepire la musica e la sua istanza comunicativa?
La paternità ha cambiato il mio modo di concepire la vita nel suo insieme. Dopo lo spavento iniziale, mio figlio ha costruito nella mia esistenza un meraviglioso presepe nel quale lui si è vestito da stella cometa e io da re magio.

L’esperienza muta in qualche modo la nostra percezione del bello e dell’amore?
Qualunque idea quando prende forma si sporca. L’empirismo accumulato negli anni regala nuovi punti di vista. Qui mi gioco lo splendido Niccolò Fabi “costruire è sapere rinunciare alla perfezione”. Sono convinto che ciò che esiste sia di gran lunga migliore rispetto a ciò che rimane immaginato, soprattutto se si tratta di amore o di bellezza.

Spesso, quando ci s’incontra, non si è mai naturali, o troppo spontanei. Cosa pensi del momento tra quando ci si vede per la prima volta e quando ci si conosce davvero, e magari ci si accetta?
Dopo il surreale periodo di eccitazione misto passione, di “frasi a effetto e calze a rete”, che caratterizza l’incontro di due sconosciuti attratti l’uno dall’altro, si arriva sempre allo “stargate” una sorta di metal detector attraverso il quale suona tutto ciò che non è vero. Come in aeroporto capita ogni tanto di doversi fermare per spogliarsi di cinte, scarpe e monetine, così nella maturazione di un amore si deve rinunciare a tutto ciò che non è essenziale prima di riuscire a volare.

L’abitudine è una prigione sicura e il cambiamento spaventa. Ma se sapessimo che il cambiamento volge le cose al bene per quanto ne mischi l’ordine, come ci sentiremmo nei confronti dell’abitudine?
Quello che spaventa gli abitudinari spesso non è il risultato del cambiamento, quanto la fase di destrutturazione del proprio status quo. Un po’ come l’iniezione che si fa per guarire da un male; anche se necessaria, spaventa a tal punto da inibire alcuni.

L’intervista continua nella pagina dell’artista.
Tag: Sergio Noya, Stelle e Popcorn , italian classic, musica italiana, intervista, new bands, band emergenti, nuovi gruppi
2018-05-02

Quei ragazzi che cambiarono la musica italiana: gli urlatori

La parola Urlatori è una traduzione dellanglosassone shouter, termine con il quale si etichettavano già negli anni 40 le celebrità del Rhythm & blues americano. Siamo nellItalia del boom economico e, mentre iniziano a comparire i primi juke box, una nuova generazione di cantanti si affaccia sulla scena musicale portando ai microfoni una tecnica inedita – per la nazione – e canzoni dai testi innovativi; la loro stagione sarà breve, ma lascerà il segno.
Gli artisti urlatori orbitavano soprattutto intorno ad etichette milanesi: qui, discografici, autori e arrangiatori compresero la portata del cambiamento che il rock and roll statunitense aveva attuato nella scena musicale nazionale e decisero di scommettere sulle nuove proposte. I loro nomi li conosciamo ancora oggi, ma al tempo erano ancora giovanissimi: parliamo, tra i più noti, di Tony Dallara, Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Little Tony e, fra le donne, Betty Curtis, Mina, e Mara Pacini (nota come Brunetta). Al loro modo di cantare, ad alto volume e privo di abbellimenti, si contrapponeva, contemporaneamente, la canzone melodica di Claudio Villa, Nilla Pizzi ed altri ancora, creando una polemica che coinvolse anche la stampa dellepoca.

Cosa contribuì alla fortuna degli urlatori? Il juke-box. Questo strumento, infatti, non era adatto alla riproduzione di canzoni complesse nel testo e nel fraseggio musicale, o ancora per la tipica canzone allitaliana. Era ideale invece per voci potenti e testi di facile ascolto, che facessero immediatamente presa sui presenti anche in un locale affollato. Così, mentre in America si godevano Bill Haley ed Elvis Presley, gli italiani trovarono il loro corrispettivo nel Tony Dallara di Come prima (1958) e negli Happy Boys, il gruppo di cui Mina era voce. Come parlano damore gli urlatori? Privandolo di ogni sua mistificazione e rendendolo meccanico, fisico, reale: roba da Ventiquattromila baci e Il tuo bacio è come un rock, accompagnato dalle movenze di quel Celentano che tanto alludevano al furore sessuale.

Il cambiamento avvenne anche nel mercato discografico italiano, siamo alle origini della musica italiana: si abbassa letà media degli acquirenti di dischi, le classifiche si popolano di cantanti giovanissimi come Gianni Morandi e Rita Pavone. Sanremo fu il secondo palco deccellenza per i nuovi artisti: la loro prima apparizione televisiva avvenne infatti a Il Musichiere, nel 1959.
Cosa pose fine al fenomeno degli urlatori? La cosiddetta British invasion: larrivo dei Bealtes e dei loro epigoni darà via ad una nuova stagione in cui a spopolare saranno i cosiddetti rocker, i gruppi pop e i cantanti della beat generation.
Tag: musica italiana, italian classic, urlatori, celentano, mina, rock

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