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Gothic metal

All'ombra nera di rovine di una chiesa gotica abbandonata, segni malefici, oscuri presagi, voci roche che scandiscono il tempo. Dagli albori dei Paradise Lost, che cadono come angeli dell’oscurità dal paradiso perduto, arrivando alla bellezza eterea e fatale di Amy Lee degli Evanescence, rimaniamo intrappolati dal freddo bianco e nordico nel Sublime poetico e musicale. Cadi nella trappola della lontana malinconia del Gothic Metal, in una era perduta fra medioevo e futuro romantico.

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2018-12-28

Breve storia dei Paradise Lost, inventori del Gothic Metal

La sigla Paradise Lost non è soltanto il titolo di un’opera del poeta inglese John Milton. "Paradiso perduto" è anche l’apocalittico nome che, ispirato al poema, sceglie per sé una band che nel 1990 entra per la prima volta in una sala di registrazione per incidere l’album precursore di un nuovo genere musicale: il Gothic Metal, che farà il suo debutto definitivo l’anno successivo con il disco a nome "Gothic". Anche Gothic è un termine mutuato dalla letteratura del Settecento, dove definisce un genere che, unendo horror a romanticismo, genererà una serie di personaggi e tematiche rimaste ad oggi capisaldi dei testi e dello stile delle "gothic band". Ambientazioni cupe e tenebrose, amori laceranti, tragiche esperienze personali, vengono cantate da eteree soprano alternate a voci maschili, aggressive e caratterizzate dal tipico growl, secondo lo stilema del "the beauty and the beast"che definisce questa estetica sonora.
Nick Holmes, voce dei Paradise Lost, insieme al chitarrista Greg Mackintosh, fonda il gruppo ad Halifax, Inghilterra, sul finire degli anni ’80. Li unisce la passione per l’heavy metal e un certo gusto per il gothic rock. Dopo il primo album dal titolo "Lost Paradise" (eh si, John Milton doveva piacergli proprio un sacco), arriva Gothic che, se da un lato segue le orme del precedente lavoro, dall’altro getta le basi per un nuovo genere musicale destinato a raggiungere la celebrità commerciale con l’uscita di One Second, nel 1997, sempre per opera della band di Halifax. In questo disco appare netta la separazione dal sound degli esordi, in parte anche a causa dell’allontanamento dalle sonorità death/doom che avevano reso celebri i lavori precedenti in favore della sperimentazione elettronica. I Paradise Lost, apprezzati adesso da un più largo pubblico, pagano il prezzo della popolarità rinunciando all’egemonia del gothic metal, tanto in patria quanto all’estero. Si fanno strada, frattanto, e raccolgono la loro eredità i My Dying Bride, concittadini dei Paradise Lost, gli Anathema, da Liverpool, e ancora i The Gathering, dall’Olanda, e Type O Negative, dal Nord America. Il nuovo genere si espande a macchia d’olio, ma ciò che accomuna queste formazioni è il medesimo destino: dopo un paio di album in pieno spirito gothic metal, l’allontanamento verso altre forme di sperimentalismo.
Host, del 1999, è ancora cambiamento: la voce di Holmes si fa pulita e il gruppo approda su MTV. Fortunatamente per i vecchi fan, il nuovo millennio comincerà con un’inversione di tendenza, a partire da Believe in Nothing (2001) e, ancor di più, Symbol of Life (2002). In Requiem, 2007, segna il ritorno al gothic, e torna in una nuova edizione, nel 2011, Draconian Times, album del 1995 consacratosi come il loro lavoro più acclamato, arricchito di nuove tracce ed altri contenuti video.
Ad oggi, tuttavia, non hanno smesso di sperimentare: The Plague Within, nel 2015, è di nuovo una svolta verso il death doom. Quali saranno i prossimi sviluppi? Ci aspettiamo grandi e "paradisiache" cose. O forse no.
Tag: gothic, metal, letteratura, paradise, growl

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