Rock latino
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Il rock latino è un sottogenere del rock che consiste nella fusione di quest’ultimo con ritmi, temi e suoni tipici della musica latinoamericana e caraibica. In alcuni casi, l’espressione latin rock è usata per indicare il rock suonato da musicisti di origine ispanica o portoghese. Da non confondere con il rock latinoamericano o con il rock in lingua spagnola, il latin rock è strettamente correlato con il movimento alterlatino, o latin alternative music, che miscela elementi rock, pop, elettronici, indie e hip hop di inizio ventunesimo secolo.
Il rock e la musica latin sono due generi che da sempre s’influenzano reciprocamente, come i ritmi calypso della surf music americana, o molte canzoni rock’n’roll dal sapore decisamente mambo o cha-cha-cha. Il latin rock nasce infatti negli Stati Uniti, anche se ancora non era conosciuto con questo nome. Il successo mondiale de La bamba, canzone latin rock che nel 1958 porta il cantante chicano Richie Valens in cima alle classifiche, spiana la strada ad altri gruppi come i The Champs, con il loro rock strumentale della canzone Tequila (composta dal chicano Danny Flores) carica di ritmi evidentemente influenzati dalla musica latin.
Durante gli anni ’60, le influenze e i contributi della musica latinoamericana nei confronti del rock furono numerosi. Artisti come Thee Midniters, Cannibal & the Headhunters Question Mark & the Mysterians, Sam the Sham and the Pharaohs o Sir Douglas Quintet inclusero ritmi latini in canzoni rock, R&B e garage rock, senza dimenticare il fenomeno del rock chicano che esplose nel sud della California in quegli anni.
Nello stesso periodo, in alcuni paesi latinoamericani iniziarono a farsi strada le sonorità del rock. Ciò avvenne in particolar modo in Perù, Colombia e Argentina, ma specialmente in Brasile, dove a partire dalla seconda metà degli anni ’60 il sottogenere del tropicalismo fondeva rock, bossa nova, musica psichedelica, sonorità autoctone e ritmi afrocaraibici. Artisti come Os Mutantes, Gal Costa y Caetano Veloso rappresentano alcune delle influenze principali di quest’ultimo genere.
Nel 1969, con la pubblicazione del primo Lp del gruppo americano Santana, guidato dal chitarrista di origini messicane Carlos Santana, si aprì definitivamente la scena latin rock negli Stati Uniti e in generale nel mondo musicale. Il nuovo stile era una fusione di ritmi latinoamericani, chitarre blues e organo elettrico, di suoni afrocaraibici, percussioni latin, sonorità soul, jazz, funk, blues, psichedelici e R&B su una base decisamente rock. A partire da quel momento le influenze musicali ispaniche, brasiliane e africane che il jazz stava elaborando con il latin jazz furono trasposte e applicate alla musica rock, celebrate anche dal successo della band sia al festival di Woodstock nel 1969, sia con la pubblicazione di brani originali e cover dal sapore rock di pezzi dance latin, come la famosa canzone del 1962 di Tito Puente Oye Como Va.
Subito numerosi gruppi seguirono l’esempio dei Santana: artisti come i Malo (che entrano in classifica con la ballata dal ritmo bolero e chachacha Suavecito nel 1972), Tierra, Ocho, Mandrill, El Chicano, gli Harlem River Drive di Eddie Palmieri, War, Sapo o gli Azteca, fondati da Pete e Coke Escovado all’inizio degli anni ’70, rendono popolare questo genere sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo, presentando musica nata dalla collaborazione di musicisti jazz, rock e latin.
Allo stesso modo, in America latina iniziarono a nascere gruppi locali che miscelavano sonorità latin e rock, come Telegraph Avenue, Traffic Sound, The Mad's, El Polen e soprattutto Black Sugar, che fondevano rock, jazz, percussioni peruviane tradizionali, progressive rock e ritmi latini, o i colombiani Siglo Cero, Génesis y La Columna de Fuego, gli argentini Arco Iris e i cileni Los Jaivas. La nuova corrente musicale arrivò anche in Europa con gruppi come gli spagnoli Barrabás, gli olandesi Massada e i britannici Osibisa.
Dopo il successo del punk alla fine degli anni ’70 il latin rock si adattò rapidamente alla nuova scena musicale, soprattutto grazie al revival di questo genere musicale operato da artisti punk e new wave, come i The Clash con l’album Sandinista nel 1980, o grazie al contributo di gruppi come Bow Wow Wow, Gang Of Four, The Slits e Special AKA.
In Spagna, gruppi che avevano iniziato a suonare punk o new wave iniziarono a lasciarsi influenzare dal latin rock già a partire dalla metà degli anni ’80; una situazione molto simile si è successivamente ripetuta negli anni ’90 con artisti come Macaco, Amparanoia e Jarabe de Palo. In Francia, gruppi come Les Negresses Vertes fondevano rock e world music con suoni di chiara ispirazione latinoamericana, e Manu Chao con il suo gruppo Mano Negra e come solista raggiungerà il successo in un nuovo genere che miscela rock, ritmi latini, musica araba, punk, rap e raggae.
Negli Stati Uniti, origine del latin rock, numerosi artisti svilupparono queste nuove sonorità: David Byrne dei Talking Heads, Peter Gabriel, Paul Simon, Willy Deville, Los Lobos, El Vez, Red Hot Chilli Peppers e Rage Against The Machine.
Negli anni ’90 il genere si sviluppò anche nella sua culla culturale, l’America latina: in Messico i Maná, Maldita Vecindad, Julieta Venegas, Caifanes, Café Tacuba; in Colombia Aterciopelados; in Brasile Paralamas do Sucesso e Karnak; in Argentina Carmina Burana, Los Fabulosos Cadillacs, Bersuit Vergarabat e Karamelo Santo; in Cile Los Tres e Chancho en Piedra; in Bolivia Octavia; a Panama Los Rabanes. Con tutti questi artisti, e in special modo con Caifanes e Los Fabulosos Cadillacs, si consolida un nuovo stile e un nuovo modo di fare rock, fondendo moltissimi generi e ritmi che includono, tra gli altri, salsa, merengue, cumbia, musica brasiliana, la musica ranchera dei mariachi messicani e musica andina.
Ad oggi, il successo del genere si deve a gruppi come i Los Lonely Boys con il loro omonimo album del 2004 o al grande Carlos Santana, sempre sulla cresta dell’onda con il suo Supernatural del 1999 e molti altri.
La chitarra più famosa del latin rock: Carlos Santana
Dismesso il repertorio popolare, Carlos cede al fascino del rock, genere che stava affacciandosi nel panorama musicale e, giunto con la famiglia a San Francisco, inizia ad ibridarlo con gli altri generi di cui via via faceva conoscenza.
Nel 1966 fonda così la “Santana Blues Band”, con la quale inizia a suonare nei locali e incide ‘Santana’: un successo che arriverà a conquistare il disco di platino. È il via a collaborazioni sempre più importanti che lo porteranno, nel 1969, sul palco di Woodstock, davanti a mezzo milione di persone. La sua esibizione è una delle più incredibili della sua carriera ed il pubblico va in visibilio: si sancisce su quel palco la nascita del rock latino, frutto dell’incontro tra il rock puro e la musica del Sudamerica.
Gli anni ‘70 e ‘80 passano ancora sotto l’insegna del successo: dopo l’album ‘Abraxas’, esce ‘Santana III’ che rimane in testa alle classifiche americano per oltre un mese e mezzo ed è tutt’oggi considerato dai più come il suo capolavoro.
‘Caravanserai’, il quarto album, cambia stile: le problematiche interne al gruppo e questo mutamento verso sonorità jazz induce alcuni membri a lasciare il gruppo e fondare i Journey. ‘Love, Devotion and Surrender’, invece, sarà l’album che testimonierà il profondo interesse di Santana nei confronti della spiritualità.
Ancora negli anni ‘80 troveremo Carlos in tour con Bob Dylan, oltre che varie incisioni con ospiti prestigiosi e la realizzazione della colonna sonora del ‘La Bamba’ nel 1986.
Nel corse del decennio successivo, le sorti del chitarrista saranno alterne: dalla fondazione di una propria etichetta, la Guts and Grace, al declino, all’album ‘Supernatural’, che torna ad essere un grandioso successo, tanto da garantirsi un Grammy Award.
Chi è Santana oggi? Secondo la rivista Rolling Stone è tra i cento migliori chitarristi, piazzato al ventesimo posto, oltre che un artista da oltre 80 milioni di dischi. I suoi ultimi lavori, ‘Shaman’, del 2002, e ‘All that I am’, del 2005, sono interessanti e arricchiti da prestigiose collaborazioni. Resta una punta di delusione, forse, per gli antichi fan, secondo i quali l’ormai settantenne chitarrista avrebbe ceduto alle logiche dell’industria commerciale.
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