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Black music

La voca soffocata da emarginazione e ghettizzazione sfocia nella musica con una potenza incredibile, un soffio diretto dalla terra madre Africa alita sopra tutte le cittá industriali. La black music é dura e profonda allo stesso tempo.

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2021-08-09

Il frutto della protesta

Oggi vi voglio riportare al 1939, quando una coinvolgente e ammaliante Billie Holiday rompeva il tabù della denuncia razziale intonando per la prima volta le gelide e strazianti note di Strange Fruit, canzone jazz che rappresenterà il Do della protesta attraverso la musica.
I versi nacquero dalla collaborazione di due personalità: Lewis Allan, pseudonimo di un insegnante ebreo profondamente afflitto da una fotografia che mostrava il linciaggio di due neri delle piantagioni del sud, e la stessa Holiday, da sempre costretta a subire l’umiliazione di essere nata donna, oltretutto nera, in un’America ancora poco propensa alla tolleranza.Oggi ci potrebbe sembrare assurdo pensare di non poter utilizzare la musica come reclamo, ma quelli erano anni oscuri, anni di proibizionismo e divisioni; la censura non era di certo una pratica occulta, tanto che molte case discografiche rifiutarono la pubblicazione del brano per la sua forte connotazione critica.

L’artista continuò imperterrita sul suo imperturbabile cammino, chiudendo tutti i suoi concerti con la canzone che verrà in seguito riconosciuta come capolavoro storico.
Lo strano frutto che portano gli alberi del sud non sono altro che i corpi penzolanti degli impiccati, che con il loro sangue bagnano le foglie e le radici, quei corpi che sono stati dimenticati, sacrificati sull’altare di un subdolo residuo di colonialismo.
La Holiday canta con una voce rotta e durissima, fantastica anche nella sua sofferenza, ad essa si accompagna una mimica struggente, un inconfondibile aggrottamento di ciglia che non lascia dubbi sul suo reale coinvolgimento.

In un’epoca attuale in cui il razzismo sembra di nuovo alle porte, in cui la politica ci prospetta ancora una volta muri e frontiere come difesa dal diverso, mi sono sentita personalmente di proporre un brano che ha segnato letteralmente la rottura del silenzio, la pretesa di un rispetto che è diritto sacro e inviolabile.

Buon ascolto.
Tag: razzismo, rotturadelsilenzio, immigrazione, schiavismo, blackmusic
2021-07-17

La rivoluzione culturale della Black Music

La musica afroamericana, detta black music e in passato anche race music, è davvero un termine generico che comprende una gran varietà di generi musicali: si passa dal gospel al jazz, dallo swing al soul, dal rock and roll al funk, dal rhythm and blues al reggae, tutti generi che sono appannaggio di quella che un tempo era chiamata una minoranza etnica e che adesso è lentamente diventata maggioranza negli Stati Uniti. Giova ricordare che gli africani sono giunti negli Stati Uniti da schiavi, deportati dai loro paesi d’origine come forza lavoro e che hanno portato con loro i loro canti polifonici che hanno dato origine ai minstrel e al blues. Il banjo era lo strumento guida, notevolmente più usato della chitarra; negli anni ’30 dell’800 nacque però il fondamentalismo afroamericano che consisteva nella riappropriazione dell’eredità culturale e che si manifestò con la ripresa dei canti degli schiavi, da cui nacquero gli spiritual e il ragtime.

La marginalizzazione e ghettizzazione dunque sfociava nella musica che diventava un vero e proprio strumento di espressione per tutti coloro che non potevano farlo in altro modo e tutto questo arricchì incredibilmente il patrimonio culturale americano. Oggi ce ne rendiamo conto guardando i figli di quelle epoche, con l’enorme differenza esistente tra i vari generi presi in esame e menzionati qui sopra. Alla base c’è non solo la voglia di sfuggire a un destino crudele, ma anche la necessità di ’sfogare’ la propria tristezza, di dare voce alle paure e ai sogni; ebbene, dopo la fine della schiavitù, questo ciclo si ripeterà incredibilmente anche nelle città industriali statunitensi dove quei neri che sfuggivano alla fame delle piantagioni si erano rifugiati alla ricerca della dignità di una vita basata su un lavoro molto meglio remunerato.

Nacque così il blues urbano, da cui deriva praticamente tutto il resto. Va altresì ricordata l’importanza di luoghi come Harlem che all’inizio del ’900 costituì una vera e propria fucina che ha poi condotto agli sviluppi vari della musica; non c’erano solo neri a esibirsi, ma anche bianchi che creavano quella comunicazione interculturale che sarà alla base della nascita di tante diverse correnti musicali.
Tag: black, music, blues, USA, afroamericano

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