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Progressive metal

Il virtuosismo strumentale portato all'eccesso, un barocco musicale che concorda con l'uso di tastiere che suonano idilliache in una epoca non determinata. Viaggi sonori strutturati.

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2020-03-27

Progressive metal: identikit di un genere

Tastiere, chitarre elettriche in distorsione, contaminazioni con la musica classica, ritmiche aggressive: è il mix che nasce sul finire degli anni ‘80 quando l’heavy metal genera un “figlio musicale”, il progressive metal, che congiunge le sonorità tipiche del metal con le caratteristiche del rock progressivo. Se avete ascoltato artisti come i Dream Theater o i Fates Warning, gruppi tra i più rappresentativi del genere, sapete già di cosa stiamo parlando; in caso contrario, ve lo presentiamo noi. Ma attenzione: se è possibile tracciare un identikit del progressive metal, questo è da considerare più come una traccia che come una verità assoluta: la personalità di ogni gruppo è così varia che talvolta è davvero difficile collocarli in un sottogenere piuttosto che in un altro.

Partiamo dai testi. Non esistono nel progressive metal delle vere e proprie tematiche dominanti; tuttavia, non è raro trovare brani ispirati ad episodi mitici o letterari, o ancora ad avvenimenti personali e dilemmi interiori. Quello che li accomuna, comunque, è un certo gusto per l’introspezione. Le canzoni generalmente sono lunghe oltre al media, arrivando a durare fino a circa dieci minuti (in casi estremi anche mezz’ora o più!). Mutuano dal progressive rock l’uso della 'suite', una composizione molto lunga che prevede una suddivisione del brano in movimenti interni e la ricorsività dei temi musicali. Non è difficile trovare dei concept album progressive metal, come sono soliti fare i Savatage o i Pain of Salvation: l’intero disco è considerato come un’unica opera e lo stesso 'leit motiv' può accomunare anche più brani. Quanto alla metrica, nella maggior parte dei casi le canzoni seguono uno schema libero, non hanno una rigida suddivisione strofa/ritornello, ed ogni strofa è diversa dall’altra.

La voce tende all’acuto: a differenza del cantato più “sporco” tipico del metal, nel progressive questo è limitato ad alcuni momenti dei dischi, preferendo invece timbri più puliti e cristallini. Alcuni gruppi utilizzano armonizzazioni e contrappunti vocali che coinvolgono più membri della band: nel brano 'Chance' dei Savatage, potrete ascoltare la tecnica del canone.
Passiamo agli strumenti. Se c’è una caratteristiche che identifica il genere, forse è proprio il virtuosismo dei singoli strumenti: chitarristi, batteristi, bassisti e tastieristi, c’è spazio per gli assoli di tutti. Dall’heavy metal il prog eredita lo shred degli assoli di chitarra, e di alcune tecniche da chitarra hanno fatto tesoro i bassisti, che usano tapping, armonici e scale veloci. Chiudono, infine, le tastiere, inedite nell’heavy metal ma non nel gothic. Nel prog, queste giovano soprattutto a creare l’atmosfera, creare sonorità in prestito da altri generi (come il classico, o il jazz), o, negli ultimi anni, per aggiungere sonorità elettroniche, come soliti fare i Dream Theater.
Tag: progressive, metal, virtuosismo, concept, voce, assolo

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