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Fare skate con il punk californiano

Le costole rotte in 2 minuti e mezzo ed essere felici; sole, ribellione e amicizia. Dalla costa californiana sulla scia di camminate vans e rotelle di skateboard. Irriverenti, ma non troppo. Lo skate punk è un genere che si è sviluppato dalla fine degli anni ‘80 e tutti gli anni ‘90 ed è diventato un fenomeno mondiale grazie al successo esplosivo di band come gli Offspring, i NOFX, i Rancid e i Green Day. Le migliori canzoni del vero e autentico punk californiano le trovate in questa playlist.
Ultime canzoni aggiunte alla playlist:
1-Blink 182 - Asthenia
2-Offspring - Gone Away
3-Nofx - Punk Guy
4-Propagandhi - Fixed Frequencies
5-Good Riddance - Texas
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Special contents

Dedicata a Jay Adams, lo skater più influente di tutti i tempi che è venuto a mancare nel 2014. Faceva parte degli originali Z-Boys di Dogtown, il gruppo di giovani californiani che a metà degli anni Settanta rivoluzionarono l’arte dello skateboard.
Adams, uno dei migliori degli anni '70, è l'essenza di quest' arte, infatti mai cedette alla manipolazione degli sponsor. Rimase sempre fedele al suo stile e non perse mai i contatti e i legami con la gente del suo quartiere.


jay adams


La nostra classifica dei migliori skaters di tutti i tempi


j-adams
Jay Adams
Considerato l'unico vero skater al 100%
skate - ghetto - rebellion
j-adams
Stacy Peralta
Slalom e freestyle, un mix di grinta e fantasia
j-adams
Tony Alva
Il californiano di origine messicana conosciuto per i suoi incredibili trick aerei
j-adams
Tony Hawk
L'inventore di trick leggendari ed evoluzioni mozzafiato
j-adams
Steve Caballero
L'energia pura ad altissimi livelli
j-adams
Rodney Mullen
Talento e stile inconfondibili, inventore del kickflip
j-adams
Chad Muska
Skater ed artista, i suoi sono tra i più alti gap mai eseguiti
j-adams
Shaun White
Il campione olimpico dalla tecnica sorprendente

2022-11-05

Basta c******!

Siamo in un nuovo anno, é tempo di cambiamenti! Sempre a inizio anno facciamo nuovi propositi, ci poniamo nuovi obiettivi, alla fine non muoviamo un dito, stronzate, non facciamo niente! E poi ce ne sbattiamo le palle. Quest´anno voglio proporvi qualcosa di diverso: niente obiettivi, niente cambi di strategia, niente proposte e niente ultimatum. Quest´anno: niente paura! Questo vi progongo. Non dovete fare niente, assolutamente niente. Davanti ai pregiudizi, all´ottusitá, all´ignoranza, alle nostre debolezze. Qualsiasi cosa vi capiti, senza paure! É una cosa semplice, veloce, diretta e non richiede sprechi di energie. Senza paura! Un gesto che mi ricorda i primi pioneri dello skate punk, una voglia di ribellione contro i bacucconi della riviera californiana, un genere che nasce insieme alla moda della tavoletta con le ruote e lo alimenta, gli dá letteralmente benzina! Questi ragazzi ribelli non avevano obiettivi, ma solo un sentimento: voglia di non essere piú conformi alla piatta societá. I termini, infatti, che adesso si aggiungono allo skateboard come sport, estremo, alternativo, xgames, sono arrivati dopo, prima era solo un modo di passare il tempo, un modo per essere rock nella vita. Le prime band, che non sono le piú famose (Offspring, Green Day, etc..) trasformarono il beach surf allo skate surf portando il suo stile dai cappellini rovesciati sulle strade assolate della sempre soleggiata California e nei locali notturni di Los Angeles, Phoenix, e poi in tutto il mondo.
Tag: skate punk, paura, cambio, vadoinplaestraperdimagrire, mipiglianoperilc***, hairottoilc****
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2021-10-27

Skateboard, velocità e musica. Le componenti essenziali dello skate punk.

A chi non piacerebbe sentirsi come Marty McLFy mentre fluttua con il suo Hoverboard, agganciato dietro a un’auto, o come Silver Surfer, creatura nata dalla penna di Stan Lee che scivola nell’universo Marvel sulla sua perfetta tavola d’argento a velocità incredibili? La velocità è una sottile forma di dipendenza da pochi chilometri all’ora fino a correre su un’auto, e la cerchiamo ancora di più quando tra noi e il vento non c’è nulla a proteggerci, solo una maglietta e un paio di pantaloncini strappati, mentre senti le ruote, o la tavola, scivolare e portarti verso il punto più lontano che i tuoi occhi riescono a vedere.

Lo skateboard nasce così, quando le onde del mare ti tradiscono e il vento non soffia, e lo devi cercare tu, sui marciapiedi e nelle piscine vuote, e negli skate park che sembrano dune di sabbia perfette. L’assolata California degli anni Cinquanta, a metà tra la Hill Valley di Ritorno al Futuro e le spiagge di Venice Beach è il teatro perfetto per la nascita dello skateboard. Un gruppo di surfisti lasciati a piedi dall’oceano Pacifico prendono un monopattino e gli staccano il manubrio, o forse mettono quattro ruote a una tavola da surf, o a un pezzo di legno che trovano in giro, e si buttano per le strade, cavalcando i marciapiedi come se fossero le onde che tanto amano. Lo chiamano “sidewalk surfing”, ma in poco tempo da essere surf di serie B diventa una disciplina indipendente. Gli anni Sessanta hanno segnato un periodo di prova, qualcuno inizia a investire per produrre le prime tavole professionali come lo stesso Larry Stevenson, che nel ’63 pubblicizza sulla rivista Surf Guide la sua nuova linea di tavole da skate prodotte con il marchio Makaha, e organizza il primo contest legato alla nuova disciplina. In quel momento, solo due stili si erano sviluppati, il freestyle e lo slalom downhill, ultimamente ripresi dalla nuova generazione di giovani skater millennial, in parallelo con lo stile contemporaneo degli anni Novanta.

Ma è solo negli anni Settanta che arrivano i primi sperimentatori, una generazione a cavallo tra il grande Tony Hawk e i migliori pionieri del surf. Trovare il giusto posto per praticare con lo skateboard era ancora difficile, non esistevano skate park ma solo una serie di luoghi adatti allo stile, come piscine vuote o conche di cemento, che nel tempo diventeranno la base per i più moderni park. Il 1975 è l’anno d’oro dello skateboard, quando il Del Mar National Championships vede tra i partecipanti il mitico Zephyr Team, un gruppo di 12 skaters tra cui spicca il nome di Stacy Peralta. Il team, poi conosciuto come gli Z-Boys, sarà immortalato dallo stesso Peralba nel suo documentario del 2001 Dogtown and the Z-Boys, in cui ripercorre la storia del team e la grande influenza che i componenti ebbero sullo skateboard moderno, inaugurando la fase verticale della disciplina. Stacy Peralba si occuperà anche di scrivere un altro bellissimo documentario, Lords of Dogtown, che assieme al film intitolato Made in Venice Beach, a Video Days di Spike Lee e California Skating - in cui compaiono i grandi atleti contemporanei - completano la serie cinematografica sulla storia della nascita e dell’evoluzione del genere, rendendo onore a tutti i grandi skater come Jesse Martinez, Tony Alva, Jay Adams, ma anche Rodney Mullen e gli immancabili Tony Hawk e Bam Margera. Negli anni ’80 sarà proprio Rodney Mullen a partire dal primo ollie di Alan Gelfand cominciando a inventare trick più complessi e azzardati come il kickflip, l’impossible e molti altri, praticabili su rampe sempre più alte e su half pipe. Il testimone, a partire dagli anni ’90, viene preso da Bam Margera e Tony Hawk, infallibile maestro della disciplina, protagonista dell’omonima serie di videogiochi che ci portano in giro per i grandi park di tutto il mondo, alle prese con trick impossibili e spettacolari, come il suo mitico 1080 nel 2010 e gli altri numeri che ancora riesce a eseguire dopo decenni di carriera al top della disciplina.

Lo skate raccoglie milioni di atleti in tutto il mondo, che si caricano prima delle competizioni con una miscela di punk californiano, ska, metal, rock e rap. Non è uno sport per gente tranquilla, e l’adrenalina corre veloce quando voli sulle quattro minuscole ruote attaccate alla tavola. Se la musica va a tempo con i tuoi pensieri, con la velocità sulle rampe o sul marciapiede, hai bisogno di qualcosa che ti faccia stare al passo con le spinte che dai alla tavola, e con i salti quando ti stacchi dal bordo dell’half pipe. E quindi corri con la bava alla bocca sulle note degli Offspring, dei Pennywise, Nofx, Sum 41 e Rancid, note rapide e batterie pressanti per pensare solo al prossimo ostacolo, al trick che non ti riesce e alla rampa più ripida che puoi trovare. Se hai voglia di uno sport più tranquillo, o non ti piace questo tipo di musica, allora forse preferisci giocare a carte mentre ascolti un po’ di musica classica nel club in centro. Ma hi vuoi prendere in giro, straccia la giacca e la cravatta, cerca una città assolata con tanti marciapiedi e piazze lisce piene di panchine dagli spigoli resistenti e spacca la tavola su un bel rail mentre il tuo amico ti filma con una GoPro o con il cellulare con lo schermo distrutto dall’ultima caduta mentre cercava di chiudere un 720 Gazelle Flip. E quando la piazza si riempie di gente, come davanti al MACBA a Barcellona, allora sai che non ti serve molto altro, a parte una tavola rotta da incastrare in un tombino per saltarci sopra.

Ecco la nostra playlist delle migliori canzoni skate punk, le vere canzoni da skateboard:
1. Blink 182 - Dammit
2. Offspring - All I Want
3. Nofx - Separation Of Church And Skate
4. Propagandhi - This Might Be Satire
5. Good Riddance - Last Believer
6. No Fun At All - Master Celebrator
7. Millencolin - Trendy Winds
8. Green Day - Welcome To Paradise
9. Bad Religion - Punk Rock Song
10. Sum 41 - Still Waiting
Tag: skate punk, skateboard, playlist, trick, Peralba, Tony Hawk
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2021-08-10

California Skating

Abbiamo provato tutti, con alterni risultati, a cimentarci su una tavola da skate. Provare un equilibrio instabile che ci facesse stare più di due secondi in piedi su un pezzo di legno dai colori sgargianti e i disegni eccessivi, legato al terreno dalla forza di gravità che scivola attorno a quattro rotelline, e poi ritrovarsi un minuto dopo a terra o, per i più agili, in lento movimento verso un muro, un marciapiede o il traffico sparato senza avere la benché minima idea di come si faccia a frenare.
In quei momenti, nel panico di non sapere cosa accidenti ci avesse detto il cervello a puntare l’incolumità delle nostre ginocchia sulla lotteria di una tavola con le ruote, ci avrebbe potuto accompagnare una colonna sonora energica e allegra: spensierata e senza un piano come l’idea che ci faceva cascare a terra.
Lo skate punk nasce da una costola dell’hardcore punk negli anni ’80, e con questa famiglia condivide i ritmi spinti, le schitarrate aperte, i giri martellanti di basso: si diffonde in fretta tra gli adepti della cultura skate e si caratterizza per una spruzzata di ribellione nei confronti dell’ordine costituito e delle sue forze. Pantaloni larghi, cappelletti con visiere all’indietro, magliette con mille x ad anticipare una l, così vestono i primi estimatori di questo stile lanciato dagli stereo portatili posati a lato delle rampe dove si consumano le evoluzioni degli skater. Nel giro di una decade gli angoli si smussano e da un lato le melodie si fanno più orecchiabili attaccandosi alle orecchie di un pubblico più vasto, mentre le liriche si addolciscono abbandonando ogni asprezza e ricoprendosi di humour, ironia, spensieratezza. A sdoganare lo skate punk, trasformandolo in una gioiosa e allegra mitragliata, sono prima gli Offspring e poi i Blink 182: i loro pezzi accumulano velocità e si spargono in acrobazie e evoluzioni nei canali delle radio di tutto il mondo.
Qualcuno li accuserà di aver snaturato uno stile rendendolo commerciale, uccidendone l’anima punk per abbracciare il successo commerciale: eppure nei videoclip e nei ritornelli accompagnati dalle elettriche rimane lo stesso entusiasmo scherzoso di chi prova a saltare un gradino sopra una sgangherata tavola da skate.
Tag: Skete punk, california, skate, blink 182, offspring, estate, surf
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