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Insubria


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Vitruvian

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2021-03-26

INSUBRIA – Il Canto Ancestrale di Antiche Terre

Ciao ragazzi, prima di tutto grazie e benvenuti sulle pagine di StaiMusic.
Direi di partire dall’inizio, come nasce il progetto Insubria e perché avete scelto questo nome?

Il progetto nasce nell’anno 2017 da un’idea di Manuel Ambrosoni, all’epoca voce e basso elettrico, poi sviluppata dall’intero organico. L’intento fin dall’inizio è stato quello di scrivere un Metal piuttosto variegato e non strettamente inquadrabile in un sottogenere specifico, con influenze Melodic Death, Folk/Epic e Symphonic/Power. Il nome del gruppo si ispira a quello dell’omonima regione storica, abitata in passato dagli Insubri, popolazione celtica dell’Italia settentrionale. I confini di questo territorio non sono univocamente definiti ma corrispondono grossomodo all’area che attualmente si estende dal confine svizzero fino alla città di Milano, area da cui, appunto, noi proveniamo. La scelta del nome è evocativa di un immaginario antico e idealizzato che richiama il rapporto tra natura e tradizione.

Per una giovane band, l’inizio dell’avventura è sempre qualcosa di estremamente elettrizzante, come è stato il percorso che vi ha portato ad incidere il primo EP Nemeton Dissolve nel 2018?

Il progetto è partito fin dall’inizio con l’intento di realizzare un EP nel breve periodo, per questo motivo durante la fase iniziale abbiamo generato un gran numero di idee e selezionato tra queste soltanto quelle più fresche e curate. I tre brani sono stati successivamente registrati presso il RecLab Studios di Buccinasco da Larsen Premoli (Destrage, Furor Gallico) ed Emanuele Nanti.

Sul secondo EP Harvest Moon, uscito il 18 dicembre del 2020, si nota un evidente evoluzione nel vostro sound che, a mio avviso, ha dato grande personalità al progetto. Cosa è cambiato nel modo di comporre e come siete cambiati come musicisti e come band rispetto al precedente lavoro?

In realtà nell’atto pratico del comporre non abbiamo introdotto volutamente radicali cambiamenti rispetto a Nemeton Dissolve. Semplicemente il nostro stile è maturato e si è evoluto in maniera naturale, in linea con il miglioramento delle nostre abilità compositive ed esecutive.

Una cosa che mi interessa molto, e che non tutti conoscono, è il lavoro che sta dietro alla produzione di un album. Come avete registrato Harvest Moon e quali sono state le differenze rispetto a Nemeton Dissolve?

Mentre Nemeton Dissolve è stato registrato interamente al RecLab Studios, Harvest Moon è stato inciso in due fasi. Le tastiere sono state realizzate presso il nostro home studio, ciò ci ha consentito di curarne meglio l’arrangiamento, dando al risultato finale un’impronta più orchestrale. Il resto è stato invece registrato da Farbizio Romani (Atlas Pain, Hell’s Guardian, Skylark) presso il Media Factory.

Anche nei testi si percepisce un forte legame con il vostro territorio, scelta a mio avviso tutt’altro che banale, come nascono le canzoni degli Insubria e di cosa parlano?

Il focus sul territorio è legato più che altro alla dimensione naturalistica, senza sfumature politiche. I testi vengono scritti interamente da Manuel Ambrosoni. Nello specifico in Havest Moon fanno parte di un concept che ruota attorno ad un’idea di legame armonico tra folclore e natura. Volevamo parlare di tematiche impegnate e per noi rilevanti. Così come la nostra musica, anche i nostri testi si sono evoluti nel corso del tempo, processo che è tuttora in atto. Cerchiamo di trattare argomenti maturi che possano crescere di pari passo con noi e con il nostro modo di scrivere musica.

L’artwork di Harvest Moon funziona alla grande, l’idea di usare in antitesi colori e immagine di copertina mi è piaciuta tantissimo. Raccontateci qualcosa di più sulla grafica dell’EP.

Grazie! Ma il vero ringraziamento qui spetta alla talentuosa illustratrice Elisa Urbinati, alla quale si attribuiscono anche tutti gli altri lavori realizzati per la nostra band. L’artwork, che a nostro parere è finora il massimo capolavoro di Elisa tra le illustrazioni da noi commissionate, rappresenta l’essenza di ciò che vuole trasmettere Harvest Moon. Lo scheletro del cervo è un patrimonio ancestrale che però va verso la decadenza e che, lentamente, svanisce. Dal punto di vista prettamente grafico, noi abbiamo fornito gli elementi principali ed Elisa li ha assemblati andando a sviluppare il risultato finale. La copertina, inoltre, contiene una curiosità naturalistica: è possibile capire a che altitudine si trova il cervo analizzando le specie vegetali presenti.

Per la seconda volta, dopo Vitruvian, siete stati inseriti nella compilation di Mister Folk, parlateci di questa iniziativa.

Siamo molto entusiasti di essere stati selezionati ancora una volta come band partecipante a questa compilation annuale. L’iniziativa nasce da Fabrizio Giosuè, redattore di Mister Folk, che ogni anno, con le grafiche di Elisa Urbinati, raccoglie proposte dalla scena Folk Metal italiana.

Per una band, questo periodo di ristrettezze sociali può risultare molto difficile da una parte ma anche molto prolifico da un’altra, come state vivendo questo momento?

Naturalmente e sfortunatamente il periodo non ci consente di provare e soprattutto di fare live, il tempo viene quindi investito per comporre nuova musica e impostare future pubblicazioni.

Come è stato accolto il nuovo EP e, per tutti gli amanti del formato fisico, ci sarà in futuro la possibilità di avere anche Harvest Moon in CD?

L’EP è stato ben accolto, ha ricevuto recensioni positive e ci ha permesso di ampliare il nostro pubblico. Per quanto riguarda il supporto fisico per ora non è in programma, valuteremo in futuro.

Una cosa che mi incuriosisce sempre è sapere dagli artisti come percepiscono la scena Metal italiana. Cosa ne pensate e quali credete siano le difficoltà maggiori che deve affrontare una giovane band nel nostro paese?

Il genere, in Italia, non ha un pubblico particolarmente vasto, ma è piuttosto affezionato. La vera difficoltà sta nel riuscire a ricavarsi uno spazio all’interno del panorama, dunque è difficile rendere la musica una professione a tutti gli effetti. Per fortuna noi Insubria abbiamo avuto il piacere di conoscere promoter e musicisti che hanno creduto nella nostra proposta e questo ci ha permesso, nel nostro piccolo, di esibirci in diversi locali e festival.

E ora mi rivolgo al fan che è in voi: qual è stato l’ultimo album che avete comprato e quale l’ultimo concerto a cui siete stati?

Gli ultimi album che abbiamo acquistato sono stati Curse of the Crystal Coconut degli Alestorm e Atom Earth Mother dei Pink Floyd, mentre l’ultimo concerto al quale abbiamo assistito è stato quello degli Exciter a Milano.

Bene ragazzi, siamo quasi in chiusura quindi non mi resta che chiedervi quali sono i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo intenzione di rientrare in studio il prima possibile e non vediamo l’ora di poter tornare ad esibirci live!

Vi ringrazio tantissimo per il tempo concessomi, vi lascio a disposizione le ultime righe da dedicare ai lettori e le lettrici di StaiMusic.

Ringraziamo la redazione di StaiMusic per lo spazio dedicatoci e salutiamo tutte le lettrici e i lettori. Vi invitiamo a seguirci sui social per gli aggiornamenti futuri e vi invitiamo a recuperare Harvest Moon su Spotify, Apple Music e YouTube. Buon ascolto!
Tag: epic folk metal, gruppi metal, emergenti, intervista, radio metal
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