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Neapolitan Music

Napoli e la sua lunga tradizione musicale, dai classici ai neomelodici, dal dialetto napoletano all’italiano, dal mare al sole, intrecci di sentimenti e di passioni che questa città sprigiona e incarcera. In questa playlist potrai trovare tutti gli artisti e i cantanti napoletani con le loro canzoni più famose. Una identità forte di una cultura millenaria e distinta che segue il suo percorso particolare all’intero della storia della penisola italiana, e si rispecchia nella musica che ha sempre fatto da contorno alle vicende interne dei vicoli stretti e delle grandi piazze.

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2020-10-24

La musica napoletana: la musica del momento.

Quando si parla di musica napoletana, personalmente penso subito a personaggi che hanno fatto la storia, come Renato Carosone e le sue indimenticabili Tu vuo fa l’americano, ‘O sarracino e Mambo italiano, solo per citarne alcune, piuttosto che artisti del calibro di Mario Merola, con le sue Zappatore e Chiamate Napoli. Ma i cantanti napoletani che ho conosciuto e mi tornano in mente sono decine, come dimenticare Enrico Caruso, Massimo Ranieri, Lucio Dalla ed anche, ovviamente, Pino Daniele.
Ma sarebbero troppi da elencare in un articolo, ci vorrebbe l’enciclopedia della musica napoletana solo per contenerli tutti e descriverli sommariamente. Ma in questa enciclopedia non troveremo solo i miti degli anni 60, 70 ed 80. Io sicuramente riserverei un gran posto d’onore anche a coloro che proseguono nella grande tradizione che è quella del canto napoletano e nella musica di cuore. Molti penseranno che la musica napoletana attuale sia solo quella che è rappresentata dai neomelodici, e ciò è vero in parte. Sebbene quello neomelodico sia il genere che più si avvicina alle ballate dei mostri sacri che ho nominato poc’anzi, in realtà la musica napoletana attuale è formata da una miriade di sfaccettature e suoni diversi. Ogni artista che abbia qualcosa da raccontare, in musica o parole, può prendere uno strumento e comporre. Che importa il genere musicale? La musica napoletana è ciò che viene da dentro, puoi suonarla pop o la puoi raccontare jazz, puoi ritmarla R&B, oppure stravolgerla in maniera elettronica.
L’imperativo è piacere, come ho sempre detto, ma chi sono gli artisti che attualmente calcano la scena della musica napoletana, portando avanti una tradizione che vanta svariati decenni di arte indiscussa? Un gruppo molto apprezzato della cultura newpolitana sono sicuramente i Foja, una band interessantissima, che sta avendo un meritatissimo successo, suonando un folk molto musicale, caldo e con delle liriche caratteristiche, esaltate da una voce trascinante e carismatica.
Abbiamo poi dei cosiddetti progetti comuni, ossia delle big band che uniscono decine di artisti che hanno fatto della passione comune un progetto musicale, come ad esempio il lavoro di Daniele Sepe con Capitan Capitone e i fratelli della costa. Nome pittoresco che racchiude un lavoro monumentale, fatto di suoni stupendi, a partire dallo splendido suono del Sax dello stesso Daniele.
Degno di nota certamente è il progetto musicale di Francesco di Bella e i suoi 24 grana, che con i suoi dischi ha riportato ad un certo livello il folk napoletano, dandone lustro con la sua personale interpretazione. Abbiamo poi un quintetto che mostra influenze dal folk a rap, come i Tartaglia & Aneuro, che ha il pregio di avere delle musiche e delle liriche che entrano subito in testa all’ascoltatore, un pregio che rischia di farle diventare veri tormentoni, nel senso buono del termine. Sempre nell’ambito della musica in dialetto ricordiamo certamente Tommaso Primo, con l’ottimo album Fate, Sirene e Samurai ed anche Giglio, di cui voglio ricordare la bellissima Figli ‘e Ddio. Il materiale non manca e le parole scorrono a fiumi. Ora di tratta solamente di ascoltare e sognare.
Tag: musica napoletana, napoli, neomelodici, nino d'angelo
2020-10-23

La musica napoletana: i Neomelodici.

Quello dei Neomelodici non è un fenomeno recente, a dispetto del nome dato al genere, che è apparso circa vent’anni fa, nel libro Concerto Napoletano, di Peppe Aiello (1997), la storia dei cantanti Neomelodici napoletani, si perde nei meandri degli anni 80.
Se già Nino D’Angelo fece della sua musica, l’emblema della rivoluzione della canzone napoletana, è possibile che il fenomeno moderno sia proprio partito da lì.
Ad oggi esistono tantissimi giovani e meno giovani che si lanciano nella carriera di cantante Neomelodico, ma vediamo intanto la differenza sostanziale che passa tra la vecchia canzone napoletana ed un pezzo neomelodico.
Beh, sicuramente quello che salta all’occhio, non è certo la musica, alla fine si tratta di musica leggera, a tratti pop, niente che non si sia già sentito negli anni 80, 70 od anche prima. No, la vera nota distintiva dei due generi è certamente la questione relativa ai contenuti.
Se la canzone napoletana fondamentalmente parlava di Napoli e dei luoghi attigui, in maniera edulcorante, in una maniera che rendeva poetico lo scenario della bella Napoli, soprattutto agli occhi di uno straniero che si immaginava quei luoghi, esattamente come il cantante li raccontava.
La canzone neomelodica spesso non ha peli sulla lingua, parla si d’amore, si di bellezza, ma anche di dolore, di disoccupazione, del Sud contrapposto al Nord, insomma, della vita reale e quotidiana che vive un giovane napoletano in tempi moderni.
Ed è forse questo il suo vero punto di forza, parlare del vero, del crudo, di ciò che incontri per strada, riesce a far immedesimare le folle, molto più di una, seppur bellissima, poesia sui tramonti del golfo di Napoli.
Ma chi sono i nuovi artisti di questo genere che sta spopolando in maniera esponenziale? Possiamo citare qualche famosissimo nome, come Francesco D'Aleo, Daniele De Martino, Angelo Famao ed Ivan Granatino. Ed ancora la gettonatissima Giusy Attanasio, Franco D'Amore e Marco Calone. I veri fans del neomelodico conosceranno certamente Gianni Celeste, Alessandro Fiorello e Niko Pandetta.
Alla fine del 2016, la seguitissima rete Real Time, ha creato un format tutto napoletano, chiamato Napoli sound. Si trattava di un programma ideato per essere una competizione tra cantanti neomelodici esordienti, al termine della quale si vinceva una borsa di studio per il prestigioso conservatorio di Salerno. Il programma è stato presentato da una coppia di voci eccezionali: Luciano Caldore e Nancy Coppola. L’idea è nata vincente non solo per la gradevolezza insita nei contenuti, ma anche perché si è riuscito a portare fuori la bellezza del canto neomelodico in tutta la penisola, facendolo conoscere a molte persone che forse non avevano mai sentito questo genere in vita loro. Ma i nomi degli artisti sono decine e decine, continuando abbiamo ancora Tony Colombo, che nel 2018 ci cantava Si cchiu' forte e me, oppure Franco Ricciardi che ci ha regalato Treno luntane cantata insieme all’amatissimo Rocco Hunt. Insomma non si può proprio dire che il mercato non fornisca molteplici scelte in fatto di musica neomelodica. E voi invece chi preferite?
Tag: musica napoletana, napoli, neomelodici, nino d'angelo
2020-09-21

La nuova musica napoletana: Greg Rega.

Oggi intervistiamo Greg Rega, reduce dall’esperienza fatta al talent All toghter Now in onda su Canale 5, una voce bella e potente, un ragazzo vulcanico che ha fatto e sta preparando tante cose, un napoletano che arriva alla ribalta nazionale con il singolo d’esordio Dint' All'anema.

Cosa ti lega ai generi soul, funky e acid jazz, e RnB?
Credo che le ragioni siano legate al mio vissuto e ai miei ascolti; ho sempre adorato artisti come gli Incognito, i Jamiroquai, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Erika Badu, Micheal Jackson e tanti altri... Mi sono riconosciuto nelle loro melodie, nel loro modo di approcciarsi alla musica, nel loro suono e penso di aver educato la mia voce, in modo naturale, ad esprimersi al meglio in questi generi.

Storicamente c’è un filo che, dal secondo dopoguerra, lega Napoli all’universo della musica black. La scelta di proporre un tipo di musica che ripropone e rielabora le atmosfere legate a quell’universo è figlia di questo legame o nasce spontaneamente?
Sicuramente la scelta di prediligere questo genere nasce spontaneamente dall'esigenza di cantare e di essere compreso, di essere capito al di là della lingua... Questo linguaggio è quello in cui mi esprimo meglio e quello che ha sempre unito ogni cultura, ogni espressione musicale.

Hai dichiarato che le etichette ti vanno strette, categorie che forse usiamo per pigrizia e automatismo. Come ha recepito il tuo pubblico la novità artistica di Dint' all'Anema?
Tutti gli sforzi tesi a fuggire ogni tipo di categorizzazione hanno portato i risultati sperati: ho avuto tanti feed back positivi legati soprattutto alla sorpresa che ha suscitato nei più il fatto di ascoltare un brano così biografico, che cercasse di raccontare quello che sono e la mia crescita artistica.

Quanto è importante per te cantare in napoletano? Pensi che il napoletano possa aiutare la tua musica a passare più facilmente le barriere?
Spero di non far storcere il naso a nessun linguista se dico che il napoletano è paragonabile all'inglese nell'essere una lingua che facilmente riesce a varcare i confini geografici. La sua musicalità, la sua storia, la sua dignità la rende un bacino prezioso a cui attingere, nel quale ogni sinonimo può assumere una sfumatura diversa, ironica o drammatica.

Come è stata l’esperienza in tour con Noemi, cantare su alcuni dei grandi palchi d’Italia?
L'esperienza con Noemi mi ha regalato emozioni che difficilmente riuscirei a dimenticare e le sarò sempre grato per questo: calcare il palco del Primo Maggio, del Coca Cola Summer Festival mi ha messo a nudo ed esposto in maniera totale. Questo è indispensabile per mettersi di fronte ai propri limiti e superarli. Inoltre, lavorare con Noemi mi ha consentito di imparare il mestiere, ho capito cosa vuol dire allestire uno how e quanto sia importante curare il rapporto e il feeling umano con i propri musicisti per suonare bene dal vivo e sentirsi in una botte di ferro.

Come è nato il progetto Greg Rega Electro Soul Experience?
Questo progetto nasce con la voglia di convivere musica e vita con una cerchia di amici musicisti, persone che stimo e a cui voglio sinceramente bene, a cui sono legato da rapporto di profonda stima. L'idea di fondo è di creare una vera e propria crew in cui i musicisti possano ruotare, o aumentare di numero a seconda dell'esigenza e del repertorio. Insomma, si tratta di un vero e proprio Sound System.

Hai reso omaggio a grandi cantanti come Eduardo de Crescenzo e Mango, che hai dichiarato essere un esempio importante per te. Come unisci artisticamente la tradizione contemporanea a nuove linee soul ed elettroniche?
Non mi sento di fare un discorso generale, io non potrei cantare come canto o sentire quello che sento se non avessi nella testa e nelle orecchie i brani e le voci di De Crescenzo, di Mango e, ovvio, del nostro Pino. Artisti del genere sono per me punte di diamante, sono profondamente influenzato dalla loro musica che resta per me un baluardo che sostiene tutte le mie sperimentazioni artistiche.

Hai una voce limpida e potente, ricca di modulazioni, come ti senti quando canti e lasci fluire la tua musica?
Spesso non sono io a comandare quello che succede dentro la mia laringe... È come se si istaurasse una connessione tra la musica, la voce, i testi delle canzoni che canto... Quando avviene questo connubio, è come planare in altri mondi, come sollevarsi dal terreno sottostante.

Come è stata la tua esperienza di partecipante al programma The Voice of Italy?
L'esperienza a The Voice è stato il primo momento in cui mi sono confrontato con il grande schermo, con tutto ciò che l'impatto mediatico comporta e sono felice di essere rimasto sempre me stesso senza farmi fuorviare dalla notorietà improvvisa. Inoltre, attraverso questa partecipazione ho conosciuto Noemi e l'incontro con lei ha fatto scaturire una serie di esperienze professionali e umane meravigliosa.

Che contributo efficace riescono a dare questi programmi alla scena musicale italiana e mondiale in generale? E quali ritieni siano i loro punti deboli?
Spesso i concorrenti o i vincitori di questi talent vengono spremuti come limoni dalle Major a cui sono legati da contratti a dir poco vincolanti. Il tutto però dura troppo poco e spesso non c'è un progetto lungimirante sull'artista, non c'è interesse per il fattore musicale ma solo per quello economico. Di contro, però, per alcuni validissimi artisti come Noemi o Marco Mengoni questi programmi sono stati un vero e proprio trampolino di lancio e in questi casi, ben vengano!

Cosa ti piace del rapporto con il pubblico durante i tuoi numerosi live?
Il contatto con il pubblico è indispensabile per capire sempre un po' più di sé stessi... In ogni Live mi scopro diverso e posso riuscire a guardarmi attraverso gli occhi degli altri... Inoltre, essendo un cantante, c'è in me la costante esigenza di esibirmi e di trasmettere attraverso la voce emozioni e idee che difficilmente riuscirei a raccontare in maniera diversa.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Dopo aver partecipato e vinto il talent-show televisivo: All together now in Onda su Canale5, l’ennesima bella esperienza da cui sto cercando di attingere il meglio, mi sono messo subito a produrre ed alimentare mia creatività, quindi sto lavorando al mio disco e in queste ore uscirà il mio nuovo singolo Chello che nun vuó fa chiù profitto da Daniele Franzese

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Tag: musica napoletana, greg rega, napoli, the voice, electro pop italiano

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