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Grandi batteristi del rock

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Una playlist coi migliori batteristi della storia del rock: John Bonham (Led Zeppelin), Keith Moon (The Who), Ginger Baker (Cream), Neil Peart (Rush), Hal Blaine, Clyde Stubblefield and John Jabo Starks, Gene Krupa, Mitch Mitchell (Jimi Hendrix Experience), Al Jackson Jr, Stewart Copeland (The Police), Benny Benjamin (The Funk Brothers), Charlie Watts (The Rolling Stones), D.J. Fontana (Elvis Presley), Ringo Starr (The Beatles) Buddy Rich Scopri il mondo dei grandi batteristi rock attraverso le epoche.
La batteria rock è un elemento imprescindibile della musica e il suo suono elegante, potente e interamente energetico ha la capacità di fare da collante ad ogni brano rock. E sebbene ci siano tanti batteristi rock, ci sono pochi che si sono davvero fatti notare ed hanno raggiunto fama mondiale. In questo articolo, esploreremo i batteristi rock più importanti di sempre, inclusi anche alcuni dei loro brani rock più iconici, dalla nascita del rock fino ad oggi. Continua a leggere per scoprire queste leggende della batteria che hanno cambiato la storia della musica rock.
1. Ringo Starr
In questo elenco non possiamo non iniziare con uno dei più grandi batteristi di sempre, Ringo Starr dei Beatles. Nonostante non fosse un batterista tecnico, il suo stile unico e la sua tecnica minimalista ha contribuito a creare il beat perfetto per molti successi dei Beatles, come A Hard Day's Night, Hey Jude e Yellow Submarine.
2. John Bonham
Come batterista degli iconic Led Zeppelin, John Bonham ha creato un sound che ha cambiato la musica rock per sempre, con una tecnica che includeva l'uso preponderante di triplette e l'uso della doppia cassa. Il brano Rock and Roll è solo uno dei tanti brani in cui la tecnica di Bonham è evidente.
3. Keith Moon
Keith Moon, il batterista degli Who, ha inventato un nuovo stile di batteria punk rock, che era basato sul volume e sulla potenza piuttosto che sulla tecnica e sull'esecuzione precisa. Il brano Won't Get Fooled Again è uno dei classici di Moon, dove i suoi eccellenti fill di batteria creano una tensione costante.
4. Neil Peart
Neil Peart, batterista dei Rush, è stato uno dei migliori batteristi rock di sempre, grazie alla sua tecnica impeccabile e alla sua capacità di creare un ritmo musicale complesso. La sua tecnica è evidente in brani come Tom Sawyer e La Villa Strangiato.
5. Dave Grohl
5. Dave Grohl
Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana e leader dei Foo Fighters, ha dimostrato di avere una carriera di successo come batterista, mostrando una tecnica basata sulla potenza e la precisione. Le sue capacità di batteria sono evidenti in brani come Everlong e Monkey Wrench.
Il mondo della batteria rock è vasto ed eccezionale. Questi 5 batteristi sono solo un piccolo esempio di molte altre leggende della batteria che hanno cambiato la storia della musica. Sia che tu sia un fan del rock classico, della new wave o del moderno rock alternativo, troverai un batterista che ti piace. Quindi, continua ad esplorare il mondo della batteria rock e scopri altri batteristi iconici di tutti i tempi.
2024-02-22

Not to be taken away

Per essere un bravo batterista devi avere ritmo, coordinazione e tecnica, ma per essere un ottimo batterista questo non basta. Ci vuole agilità, riflessi che sfidano la velocità della luce, narcisismo scenico a gogò e una buona dose di follia.
Quando vedi suonare Keith Moon la prima cosa che ti chiedi è, dove ha nascosto l'hi-hat? seconda cosa: siamo sicuri che sia stato definito il 2º più bravo batterista di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stone?
Vedere suonare The Who è vedere suonare Keith Moon, quel polipo infuriato che sbatte piatti e casse apparentemente a casaccio, quel simpatico londinese con una spontaneità e una naturale propensione al ritmo che faceva di quella confusione di battiti e percussioni, un'opera musicale che non ha bisogno di tecnicismi.
Keith Moon eccentrico, Keith Moon brillante, Keith Moon showman, è riuscito a fare della batteria, prima di lui relegata allo sfondo scenico, uno strumento front-line e non più un semplice accompagnamento.
Nel 1974 si esibisce in solitario per il canale ABC. Prima cosa che salta all'occhio, gli otto toms a formar parte del suo equipaggiamento strumentale con la sorprendente capacità di poterli usare tutti. Mostra un viso dipinto a strisce come se fosse il capo di una tribù africana, ma lui è un'icona mod, è il batterista de The Who, colui che cerca complicità nei movimenti e negli accordi del chitarrista Pete Townshend e che rompe il suo strumento con la stessa naturalezza usata nel manovrare le bacchette, colui che fa esplodere la gran cassa durante un programma della Tv nazionale inglese lasciando tutti senza fiato, oltre che senza udito.
Stravagante, folle personaggio oltre che eccellente umorista. ''Distruggere cose'' non era il suo passatempo preferito ma semplicemente il suo modo di essere e fare della sua vita, come delle sue performance, uno show pazzesco con finale deflagrante.
Prenotare un hotel era l'incubo del road manager perché quello stronzo di Keith non se ne sarebbe andato da lì senza distruggere qualcosa. Niente di più vero. Una volta, in strada verso l'aeroporto, insistette per tornare indietro dicendo ''mi sono dimenticato una cosa'', ritornati all'hotel, risalì nella stanza e buttò il televisore dalla finestra. ''Quasi me ne dimenticavo''.
Se smettere di rompere la sua batteria o qualsiasi altra cosa era impensabile, rinunciare all'autodistruzione era praticamente impossibile. Droghe e alcol sono i compagni di viaggio perfetti, soprattutto se hai una reputazione da mantenere. E poi, se svieni nel bel mezzo della canzone Won't get folled again al Cow Palace di Daly City, dopo esserti impasticcato con Ketamina, non importa, un tizio del pubblico ti sostituirà per il resto del concerto.
Ironia della sorte, nella copertina dell’ultimo disco appare seduto su di una sedia il cui schienale reca la frase not to be taken away. Un mese dopo, morì di un’overdose causata dalle pastiglie che avrebbero dovuto aiutarlo ad uscire da quel piacere che era diventato il suo più grande castigo. Non suonò mai dal vivo le canzoni dell’album Who are you.
Qualcun altro lo fece al posto suo, in silenzio e in seconda fila, senza mai rubare la scena a nessuno.
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